Sciarpe, cori, pugni chiusi Un funerale alla Scoglio

Da quella diretta di morte, per la prima volta e a prescindere dai giudizi di merito, un giorno alla Franco Scoglio. Con un sagrato trasformato in stadio. E con tanto di sciarpe, striscioni, inno del Genoa cantato all’unisono da più di cinquemila persone che impediscono al carro funebre di portare via il Professore, pugni politicamente chiusi, applausi. Tutti per il protagonista, lui. Perché lo ha detto Gennarino Ruotolo, all’uscita dalla chiesa di Santa Maria Assunta in Carignano, a nome di tutti: «Lui era questo, avrebbe sdrammatizzato, e comunque resterà sempre con me, dentro di me». È stato un funerale. Ma è stato come se Scoglio fosse lì, sdraiato, con gli occhi chiusi, ma vivo. Con i tifosi a cercare di toccare la bara, come fosse un ciuffo d’erba dell’Anfield Road nella notte magica di Liverpool. Come se fosse una zolla del Ferraris, rubata il giorno della festa promozione 1988-89, che un genoano ha donato al sindaco (...)