SCIASCIA La Sicilia profonda raccontata dal nipote regista

Per trovare la Sicilia, non è necessario volgere lo sguardo a mezzogiorno. Ognuno ne ha una, all’angolo di dove vive. E spesso ce l’ha dentro di sé. Questo è ciò che scopre il capitano Bellodi, il protagonista de Il giorno della civetta nelle pagine del celebre romanzo di Leonardo Sciascia così come sul palcoscenico, nell’adattamento di Gaetano Aronica, in cartellone al Teatro Carcano da questa sera al 25 febbraio.
La pièce, diretta da Fabrizio Catalano, è reduce da una fortunata serie di repliche palermitane. Quel che si dice una prova del 9, superata anche grazie a una firma registica rigorosa: non solo per l’attenzione che pretende un testo così importante, ma anche per il fatto che Catalano è nipote di Leonardo Sciascia.
Scritto nel 1961, Il giorno della civetta è un giallo intinto nel calice dell’amarezza e dall’ampio respiro storico-sociale che - come spiega il regista - «è pervaso da una sorta di laicismo voltairiano. Vi è contenuto un desiderio di lotta per un ideale, un rifiuto alla rassegnazione verso l’omertà». Ecco, perché, sempre nelle parole del regista, «a proposito di mio nonno Leonardo vi sono diversi luoghi comuni da smontare. Molti lo tacciavano di pessimismo, eppure per lui il rito incessante della scrittura era segno di grande ottimismo».
Idee forti che Fabrizio Catalano, come primo e più anziano dei nipoti di casa Sciascia, ha respirato da sempre: «Mio nonno non ha mai fatto pesare il suo ruolo di scrittore e intellettuale - prosegue Catalano -. Ha sempre dato a tutta la famiglia un senso di normalità. Quando si giocava in casa non l’ho mai sentito lamentarsi o chiedere silenzio perché scriveva».
Da sempre restia a concedere i diritti dell’opera, la famiglia Sciascia certo non poteva dire di no a Fabrizio Catalano: «Io ho una formazione cinematografica e di fiction, avevo più di un pudore a cimentarmi nell’impresa. - spiega il regista -. Il rispetto al testo è rigoroso, l’unica variazione significativa è quella operata sul personaggio del maresciallo Di Natale (Gaetano Aronica), che affianca Bellodi (Giulio Base): nel romanzo era collaterale, qui divide col protagonista un ruolo nobile, di affermazione della giustizia. È una sorta di Virgilio che guida il Bellodi/Dante nella discesa agli inferi».
Discesa che vede questo poliziotto del nord svolgere un’indagine sull’uccisione di un piccolo impresario edile. Storia di pizzi, minacce e sangue, storia di mafia. «Il più grande peccato della Sicilia - spiega Catalano - è stato ed è sempre quello di non credere alle idee. Ora, siccome questa sfiducia nelle idee, anzi, questa mancanza di idee, si proietta su tutto il mondo, la Sicilia ne è diventata la metafora».
Il giorno della civetta,

Teatro Carcano, ore 20.30,

info 02-55181377, ingresso 32 e 23 euro