Scienza e letteratura, matrimonio possibile

«La nozione di prosa è rimasta dominante su ogni distinzione di generi e comprensiva di una continuità dal Trecento a oggi. Non è stato tante volte detto che la storia della nostra narrativa passa anche attraverso le carte dei cronisti e dei viaggiatori, le epistole, le ambascerie, gli exempla dei predicatori e ogni altro esempio di scrittura pratica?... Da tempo sappiamo che la vera prosa italiana del nostro secolo è quella di quando Gadda spiega il risotto alla milanese o la chirurgia o il cemento armato». Così scriveva Calvino nel 1965, in un articolo per il Menabò di Letteratura. In queste righe, dove manca sintomaticamente la parola romanzo, c’è molto della tesi di fondo di un interessante saggio da poco uscito per Le Monnier: Il ménage a quattro. Scienza, filosofia e tecnica nella letteratura italiana del Novecento, autore Pierpaolo Antonello, docente a Cambridge di letteratura italiana contemporanea.
Come si sa, in Italia, il rapporto fra scienza e letteratura è stato spesso marginalizzato dalla critica. Cesare Cases fu testimone dello snobismo con cui Primo Levi veniva trattato nelle cerchie letterarie. Leonardo Sinisgalli ricordava come il critico De Robertis trovò temerario il suo libro di riflessioni fra scienza e letteratura intitolato Furor Mathematicus. A questa tradizione così fortemente centrata sulle posizioni crociane, così innamorata della lirica e dell’autoralità romantica, si deve quello che di solito viene rappresentato come un problema della nostra letteratura: l’irrecuperabile ritardo verso la forma sette-ottocentesca di romanzo europeo.
E fin qui siamo nel campo del fin troppo detto. Pierpaolo Antonello ribalta questa posizione: nel suo saggio, il ritardo italiano viene considerato paradossalmente un vantaggio. Perché conserva e rende disponibile, agli scrittori di oggi, una prosa meno specializzata romanzescamente che, alla resa dei conti, si trova, senza volerlo, straordinariamente adatta al postmoderno. Insomma, il concetto di prosa con cui siamo partiti citando Calvino, evitando la parola romanzo, ci porta a una visione allargata di letteratura che si apre al dialogo con le altre discipline. Mette tra parentesi l’io autorale e fornisce una concezione di scrittura in grado di recepire le forme più aggiornate di postmoderno. Se riportiamo autori come Gadda e Calvino nel cuore della letteratura, ricollochiamo la nostra esperienza letteraria al centro della tradizione europea.