Scienza, latte materno prodotto da una mucca

Trecento vacche geneticamente modificate fanno un siero simile a quello materno e tra dieci anni sarà in vendita al supermercato

Potrebbe diventare l’elisir di lunga sopravvivenza della mamma lavoratrice. La via di fuga di ogni donna alle prese con pupo e carriera, il miglior stratagemma per tornare alla vita post-parto senza rimorsi e grandi rinunce. Per questo gli scienziati cinesi sono certi che tra qualche anno lo troveremo sugli scaffali dei supermercati di tutto il mondo. E a giudicare dal business che gira attorno ai prodotti alimentari per l’infanzia c’è da giurare che andrà a ruba. Il nuovo latte messo a punto dai ricercatori della China Agricultural University avrà i benefici del latte materno ma sarà latte artificiale. Missione impossibile? Non se di mezzo c’è un laboratorio. Non solo maiali e salmoni, insomma. È scattata l’ora della mucca geneticamente modificata. Gli scienziati asiatici hanno introdotto geni umani in 300 vacche. E garantiscono: siamo riusciti a ricavare dalla mucche Ogm un latte con le stesse proprietà nutritive del latte materno. Lisozoma per proteggere i neonati dalle infezioni e lattoferrina per rafforzare il sistema immunitario. Una rivoluzione. Per il mercato. E per le famiglie.
D’altra parte non passa giorno che nei reparti maternità degli ospedali, nei consultori e nei convegni sull’infanzia non vengano tessute le lodi del latte materno. L’ultima ricerca della Società italiana di medicina perinatale non solo conferma gli effetti benefici del latte materno sul sistema immunitario dei bambini ma precisa che l’allattamento al seno previene il 22% di tutte le morti neonanatali a livello mondiale. Non è un caso che l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) caldeggi ormai da tempo l’allattamento al seno esclusivo per almeno sei mesi. Una svolta rispetto agli anni rampanti in cui l’emancipazione femminile passava anche per la liberazione dall’allattamento, considerato un dazio che da quel momento in poi la donna poteva smettere di pagare grazie al soccorso del latte in polvere, antidoto contro lunghe ed estenuanti poppate e gran concentrato di proteine.
«Molte donne degli anni Cinquanta non hanno allattato perché le hanno seriamente convinte che il latte in formula fosse migliore», spiega al Giornale Carla Scarsi della Leche League italiana, da anni impegnata come volontaria nel sostegno alle donne in allattamento. Anche per questo la Leche League - che l’8 e il 9 aprile tiene a Trevi, in provincia di Perugia, la XII Giornata sull’allattamento - è impegnata a sfatare i falsi miti sulla superiorità del latte artificiale e di andare incontro alle donne che incontrano intoppi fisiologici durante l’allattamento e non sono riuscite a passarsi le informazioni da madre a figlia perché per anni questo meccanismo si è interrotto». Poi ci sono gli aspetti psicologici: «Allattare e lavorare non solo è possibile ma aiuta madre e figlio a tenere un legame, a ritrovare l’intimità dopo qualche ora di distacco. Lavoriamo anche per convincere le donne che non è vero che se allatti il tuo bambino, poi non si staccherà più dalla tua sottana o crescerà meno. Forse crescerà meno ma di certo crescerà meglio». Lo conferma al Giornale Alessandro Fiocchi, direttore della divisione pediatria dell’Ospedale Macedonio-Melloni di Milano: «Ogni specie produce il latte adatto per far crescere con la dovuta velocità e qualità il proprio cucciolo. Il latte delle capre contiene molte proteine e pochi acidi grassi perché le capre devono crescere molto velocemente e non hanno molto cervello - spiega Fiocchi -. Il latte umano contiene meno proteine perché il bimbo deve crescere meno velocemente e molti più lipidi (grassi, ndr), che servono per lo sviluppo cerebrale. Quello di mucca ha tre volte le proteine contenute nel latte umano perché la mucca deve crescere veloce e grande tre volte l’uomo». I vantaggi, insomma, sono noti. Ma le difficoltà restano. «Le mamme che hanno avuto un postparto difficile, le mamme che hanno gemelli o devono rientrare a lavorare trovano difficoltà perché l’allattamento per funzionare deve essere fatto a richiesta e se la mamma lavora non può sempre rispondere alla richiesta del piccolo. Ma è compito del pediatra spiegare che ci sono formule alternative». È scattata l’ora della mucca Ogm.