«La scienza non ha dubbi E la nostra legge è rigorosa»

Alessandro Nanni Costa, come direttore del Centro nazionale trapianti, si sente soddisfatto o danneggiato dal discorso del Papa?
«Io l’ho ascoltato direttamente e le sue parole mi hanno lasciato una sensazione fortemente positiva».
Quali parole?
«Lui sostiene che la donazione degli organi sia un atto di alto valore morale, di generosità, di carità».
E ora pensa che ci sarà una ricaduta positiva sulle donazioni?
«Spero proprio di sì. Circa il 30% dà parere negativo. Dobbiamo ridurre questa percentuale. Ma i parroci e i vescovi devono darci una mano».
In che modo?
«Ora che anche il Papa ha esortato i cristiani a donare gli organi, spero si apra una discussione nelle parrocchie e mi auguro che nelle omelie domenicali i sacerdoti ne parlino più diffusamente».
Sui trapianti, però, ci sono state riserve proprio dal Vaticano.
«Non dal Vaticano. È stato un articolo dell’Osservatore Romano a porre dei dubbi. E il risultato è stato un incremento delle donazioni nei mesi scorsi».
Quindi la gente ha fiducia in voi?
«La rete di trapiantologia italiana è molto seria e preparata. E l’Italia è al terzo posto in Europa, dopo Spagna e Francia, per generosità. I donatori sono stati 1.194 nel 2007 e sono state salvate più di tremila vite. Io stesso ho regalato al Papa una scultura che rappresenta un cuore donato su una croce».
Però Benedetto XVI ha anche parlato di precauzione e di certezza della morte.
«Ma la comunità scientifica che fa rilevazione biologica non ha dubbi. Se il Papa si riferisce a valutazioni future ne prendiamo atto doverosamente. Ma non posso non applicare un metodo condiviso perché forse in futuro le conoscenze scientifiche potranno cambiare».
Non c’è mai stato un caso di morte apparente?
«In Italia, 15 anni fa, un medico aveva diagnosticato la morte di una donna che si era risvegliata alcune ore dopo. In Francia i parenti di un uomo avevano dato il permesso di espianto ma lui si svegliò».
Com’è stato possibile?
«In tutti e due casi fu dichiarato il decesso senza che fosse fatto l’accertamento. Attualmente non è possibile. La legge è molto rigorosa. In Italia nessun medico può dichiarare la morte avvenuta con lesione cerebrale. L’ospedale deve convocare tre specialisti che devono rilevare il fenomeno per 12 ore consecutive».
E con l’accertamento il rischio di errore è nullo?
«Faccio da 12 anni questo lavoro e non mi ricordo un solo caso di accertamento con encefalogramma piatto a cui non sia conseguita la morte del paziente».