Scienza da sogno: addio notti insonni

«Stai tranquillo, non è niente» è il primo consiglio che ti regalano amici e parenti. Di solito gente che non ha figli, o l’ultimo dei quali l’ha avuto quando ancora c’era Pippo l’ippopotamo azzurro. «Stia tranquillo, non è niente», purtroppo, è anche l’unico consiglio che si fa pagare il pediatra. Di solito uno che non si sporca neanche le mani con diagnosi così banali.
Dietro quel «nulla» però, come ogni genitore sa bene, si nasconde una catastrofe. Tecnicamente si definiscono «coliche neonatali», più prosaicamente si chiama incubo: l’incubo di ogni neo-genitore, essendo le coliche neonatali, subito dopo la carie, la malattia statisticamente più diffusa nel pianeta. È più facile sopravvivere a un proiettile nel cervello che evitare un bimbo con il «mal di pancia». Ecco perché la notizia del giorno è di quelle che rivoluzionano la vita sociale dell’animale uomo: un gruppo di ricercatori italiani coordinato da Flavia Indrio, neonatologa dell’Università di Bari, ha finalmente trovato nella rallentata mobilità gastrica la causa delle coliche gassose e dei cosiddetti «disturbi alimentari minori» dei neonati, ma soprattutto ne ha sperimentato la cura: un semplice probiotico, cioè un fermento lattico. Con cinque gocce di lactobacillus reuterii al giorno, tutti i giorni, basta dolori per i bebè, basta notti insonni per mamme e papà, basta crisi coniugali aperte al tramonto e ricomposte all’alba. Dipendesse da noi, avanzeremmo la sua candidatura a due premi Nobel. Quello per la Medicina e quello per la Pace. Ce l’avessero detto prima: un semplice, banale, anonimo fermento lattico. Noi che - tra manualistica medica e folclore popolare - abbiamo provato di tutto per vincere quelle crisi di pianto prolungate e (fino ad ora) inspiegabili che colpiscono i neonati nei primi 3-4 mesi di vita, con un sonoro acuto nei primi 30-40 giorni, in particolare nelle ore notturne, specificamente quando al mattino ti devi alzare presto. Prima del lactobacillus reuterii e dopo che il pediatra aveva escluso problemi di altro tipo (fame, reflusso gastroesofageo, mal d’orecchie et coetera), ai ne-genitori di solito non resta(va) che provare, nell’ordine, a: ridurre, inutilmente, al minimo gli stimoli esterni come luci e rumori; cullare affettuosamente il piccolo con movimenti ritmici e ninne-nanne dalla dolcezza inversamente proporzionale all’urlo belluino sussurrato internamente; praticare leggeri massaggi alla pancia girando in cerchio lungo il perimetro più largo della camera oppure salendo e scendendo le scale o saltellando felpatamente; somministrare al bambino (ma anche alla puerpera) bevande calmanti a base di erbe, come camomilla, liquirizia, finocchietto o, a piacere, melissa; sporcare il ciuccio di miele o zucchero secondo un trattamento la cui efficacia deve essere ancora clinicamente confermata ma la cui assoluta innocuità giustifica comunque un tentativo; largheggiare in medicinali dai nomi esotici ma inefficaci come Mylicon, Alginor, Colicox sperando in un inconscio effetto placebo...
Potendo solo ipotizzare le cause di questo disturbo per alleviare il pianto del pupo ci siamo avvalsi, per anni e inopinatamente, di metodi di natura ambientale, alimentare, naturale, fisica, psicologica e farmacologica. Ribaltando il principio stesso del rapporto qualità-prezzo, avremmo pagato oro per un volgare ruttino. E invece bastavano cinque gocce di lactobacilli. Che, spiegano i ricercatori, rafforza persino il sistema immunitario dei bambini. E da oggi anche quello nervoso dei genitori. Buona notte.