Scienze o Lettere? Le grandi manovre per il nuovo rettore

Il professor Erminio Raiteri lancia una sfida: «Le facoltà umanistiche ora si coalizzino con gli ingegneri»

Il dopo Bignardi all’università di Genova è già cominciato. Sarà forse colpa del buco di bilancio, o di quella patina di opacità che si è posata sullo splendore di uno tra i migliori atenei italiani, ma la calma che regna nelle aule di via Balbi o nei laboratori di Albaro, è solo apparente. In realtà la campagna elettorale per il nuovo rettore è già cominciata. E c’è chi, a viso aperto, lancia una sfida. «Lo so che quello che dico non farà piacere a tutti, ma io amo troppo la mia università per non uscire allo scoperto», dice Erminio Raiteri, ex docente di Ingegneria in pensione, già membro del consiglio di amministrazione dell’ateneo e profondo conoscitore della realtà universitaria genovese.
«La città deve svegliarsi - dice Raiteri -. A parole si continua a propagandare il ruolo fondamentale dell’ateneo ligure nella promozione e sviluppo dell’innovazione tecnologica, professionale e della ricerca nella regione, ma in realtà non si fa nulla per rendere reale questo». Secondo Raiteri allo scadere, nel 2008, del mandato dell’attuale rettore Gaetano Bignardi, eletto nel 2004, sarebbe bene cambiare. «Sì perché il rettore delle università italiane è un dominus monocratico dal quale dipende ogni credibilità e funzionalità dell’istituzione accademica: presiede il Senato Accademico e il consiglio di amministrazione, è il rappresentante legale dell’ateneo. Può, pur con i vicoli esistenti, far volare l’ateneo o può farlo estinguere lentamente, limitandosi a proporre e gestire compromessi culturali, professionali e organizzativi di basso profilo. Insomma, molto, se non tutto, dipende da lui».
È da questa premessa che si snoda il ragionamento di Raiteri, che propone una svolta di rottura con la tradizione. «Nel 2008 forse il meglio per l'Ateneo genovese consisterebbe nello scegliere un rettore emergente dalle Facoltà Umanistiche che, in tempi recenti, non sono state in grado di contribuire alle sorti dell'ateneo, pesando elettoralmente meno dei blocchi elettorali di Medicina e di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. Se le facoltà di Giurisprudenza, Lettere e Scienze della Formazione, Scienze Politiche, Lingue esprimessero l’ambizione di poter contribuire a rendere credibile l'ateneo ligure e chiedessero agli ingegneri di impegnarsi per sostenerla, al fine di arrestare il declino sistematico e perdurante dell'ateneo, forse Genova e la Liguria potrebbero sperare in un revamping della loro Università».
Certo, fa notare Raiteri, per scegliere un rettore nuovo dovrebbero essere sospesi i tradizionali giochi dell’«oligarchia» accademica per «accattivarsi» i voti degli elettori, attivi e passivi e ciò solo nell’interesse dell’università ligure.
«Ma al rettore serve una dote di credibilità personale - dice Raiteri - e io faccio già un nome: Riccardo Guastini, ordinario di teoria del diritto della facoltà di Giurisprudenza. Il nuovo rettore dovrebbe essere finalmente responsabile e cosciente di scegliere chi può sollevare l'ateneo ligure dalla triste situazione in cui si trova e anzitutto chi si può impegnare, con la sua dote di credibilità personale, a pretendere dai liguri politici, imprenditori, lavoratori, cittadini interesse e fiducia nell'istituzione universitaria della Regione».