Sciiti, minoranza dominante che divide l’Islam

Sergio Noja Noseda

La recentissima notizia, divulgata su internet da Al-Qaida, ossia la bocciatura dell'ultimo appello del numero due della rete terroristica, Al-Zawahiri, con un deciso «no» ad alleanze con gli Hezbollah, non può che alimentare la constatazione della ripugnanza della maggioranza del mondo islamico, ovverossia dei «sunniti», per il mondo sciita. Alla domanda posta sul web «Sei tu favorevole all'alleanza dei sunniti con gli sciiti apostati nella lotta contro gli ebrei?», l'80% degli interpellati ha risposto di no. Il non prevedibile silenzio dei Palestinesi in questi giorni e la mancanza di un'alleanza militare ne sono un esempio eclatante. Varie ne sono le cause, tra le quali due spiccano in modo particolare: la prima è che i Palestinesi cominciano a capire che la loro auspicata nazione non nascerà mai dal volatile aiuto dei fratelli arabi e che gli Hezbollah e l'Iran, integralisti sciiti, non conducono una lotta a favore dei Palestinesi. Un pensiero dilagato subito tra i Paesi arabi: si pensi all'Arabia Saudita in piena ortodossia sunnita.
D'altronde è arduo per un musulmano sunnita - sunnita è il 90% dei musulmani -, che sogna di rivedere l'epoca d'oro dei grandi califfi, lasciarsi guidare o anche solo ispirare da chi pubblicamente insulta in modo feroce. Accade, per esempio, in una rappresentazione, da poco proibita in pubblico, ma che circola da un millennio. Nella rappresentazione, che si chiama «Omar kosùn», «morte di Omar» (il grande califfo), uno sciita recita con una certa regolarità la frase «Lana'àt bar Omar», ovvero: «sia maledetto Omar».
Guardando avanti, bisogna tener presente che il gruppo dominante governativo al potere in Siria e al quale appartiene l'attuale capo dello Stato, è anch'esso sciita, cosicché ai libanesi del Sud Libano che tanto si identificano come «braccio armato» negli Hezbollah, vanno aggiunti anche questi sciiti siriani, detti Alauiti. La loro storia è semplice e difficile nello stesso tempo. Dopo la rottura dell'unità nel «partito (questo vuol dire “scìa”) di Ali», avvenne nei secoli una scissione a catena all'interno del mondo sciita, con la costituzione di molti gruppi separati nella fede, tra i quali gli ismailiti indiani, che si rifanno all'Aga Khan. Verso la fine dell'800 della nostra era nacquero gli Alauiti, massimamente residenti in Siria.
Per gli Alauiti il genero di Maometto, Ali è l'incarnazione della divinità, eterno nella sua natura divina e manifestatosi nel tempo come Imam. Ammettono inoltre una triade divina formata da «il significato» e da due ipostasi chiamate «il nome» e «la porta». Questa triade ha assunto forme nuove in ciascuno dei sette periodi dell'universo. Inoltre essi ammettono la metempsicosi, non concedono che le donne abbiano anima e a Fatima, figlia di Maometto, danno il nome maschile di Fatir. La comunità si divide in «iniziati» e «profani», ad esclusione delle donne, e non hanno edifici destinati al culto. Dopo l'inizio dell'offensiva odierna nel Sud del Libano qualcuno ha detto che Israele sta applicando la regola di «cinquanta occhi per un occhio» ma chi lo ha detto conosce poco la storia biblica, «Occhio per occhio» è solo un’indicazione generica ma le misure nella realtà sono sempre state diverse. La Bibbia canta «Saul ne percosse mille / e Davide i suoi diecimila». Sono queste le parole che ogni soldato d'Israele legge nella lingua che parla ogni giorno nella sua Bibbia tascabile ed è con queste misure che Israele agisce.
Il semovente dell'esercito d'Israele che vediamo in tutti i reportage sparare sulle postazioni libanesi con il cannone è chiamato in ebraico «sholef» ovvero «colui che sguaina la spada». È ben difficile farla riporre nel fodero.