Scimitarra e turbante La donna Armani è un antico mahrajà

Per le sfilate d’alta moda a Parigi lo stilista si ispira all’India: abiti da sogno nei colori ecru e argento

da Parigi

Il turbante diventa gonna, abito da sera, forma e sostanza di tutti i drappeggi che abbracciano il corpo femminile con delicatezza. La scimitarra usata al posto di bottoni e revers per giacche tagliate con chirurgica precisione. Mentre i gioielli, che nella tradizione indiana sono cascate di esagerato splendore, si trasformano in elementi funzionali alla dosata opulenza dei vestiti. Armani porta l’India dei mahrajà sulle passerelle di Parigi e l’alta moda francese scopre la travolgente modernità di una collezione «Privé» che profuma d’Oriente pur non avendo nulla di etnico, lussuosa come la libertà di pensiero del suo creatore.
«Mi sono ispirato al ritratto di un mahrajà d’altri tempi, rubando a un guardaroba da uomo così ricco e prezioso alcuni dettagli da trasformare in sontuosa femminilità» spiega lo stilista nel backstage dell’indimenticabile sfilata andata in scena ieri sera al Museo d’arte moderna. Tra i 600 invitati c’erano Cate Blanchett (candidata all’Oscar come attrice non protagonista del film Diario di uno scandalo), Katie Holmes (moglie di Tom Cruise, appena nominato «messia» della chiesa di Scientology al posto del suo defunto fondatore, Ron Hubbard), Clotilde Coureau e un esercito di elegantissime signore che preferiscono conservare l’anonimato per scongiurare il rischio di aggressioni o furti. Ci vuole infatti un ingente patrimonio per potersi permettere i capolavori della linea Privé, tutti fatti a mano, su ordinazione, con costi produttivi da far paura. Ci vogliono dalle 60 alle 80 ore di lavoro per costruire una sola giacca, mentre certi abiti da sera richiedono anche 180 ore di fatica.
I materiali sono a dir poco incredibili e per questa collezione destinata alla prossima primavera/estate prevedono perle, cristalli e pietre preziose anche fasciate nel tulle una per una, in modo da spegnerne l’eccessivo scintillio con una felice fusione tra lusso e armaniano rigore. C’era ad esempio un body gioiello in velo trasparente con la collana incorporata nel tessuto che faceva capolino sotto al meraviglioso robe manteau in broccato di seta madreperlacea su fondo oro. Invece gli spettacolari abiti da sera neri intessuti con fili d’argento avevano una cascata in radici di smeraldo (nome popolare delle pietre semipreziose verdi tipo le tormaline) al posto della bretella per trattenere il drappeggio su spalle e schiena. «I gioielli si possono anche togliere - dice Armani - se una cliente preferisce usare quelli che ha già in cassaforte, può farsi modificare il modello a piacimento». Sarebbe un peccato però, anche perché i gioielli Privé sono già esposti da Bergdorf & Goodman a New York, nel piano dedicato all’alta gioielleria ovvero alle creazioni di storici marchi come Bulgari o Cartier. Comunque, la cosa veramente impagabile della collezione è in uno studio delle forme che rende possibile l’uso di una sciabola d’acciaio con tanto d’impugnatura per chiudere la giacca di un tailleur gessato. Il sapiente gioco del maschile al femminile che è una delle più importanti cifre stilistiche di Armani, raggiunge altezze himalayane nelle gonne turbante dritte fino a un certo punto e poi arrotondate da un perfetto torchon che rendeva ancor più spettacolari le gambe delle 70 modelle (più o meno il doppio del normale) con scarpe bijoux decorate da un pizzo di pelle all’interno. In più c’erano i tipici pantaloni del kurta (l’abito degli uomini indiani) oppure le classiche fantasie dei tessuti da uomo (spina di pesce o i minuscoli quadretti effetto falso unito) spolverati d’oro satinato. La sfilata si è conclusa giusto in tempo per la cena di gala (antipasto di granchio e caviale, risotto con tartufi, dessert all’ananas) innaffiata da champagne millesimato e passito di Pantelleria. Belle come una notte di luna sul Palazzo dei Venti di Jaipur e possibili come la grande rivoluzione informatica che rende il sub continente indiano uno dei cinque paesi al mondo in grado di costruire i supercomputer, le modelle di Armani aprono un nuovo capitolo nella storia dell’alta moda francese.