Scintille nell’Ulivo in vista del congresso

Acque agitate in casa Ulivo alla vigilia dei congressi romani della Quercia e della Margherita, i due partiti che compongono quel gruppo e che dovrebbero dare il via alla fase costituente del Partito Democratico. La scossa arriva da Amedeo Piva, vicecapogruppo dell’Ulivo, esponente dei Dl, il quale sostiene che «la strada intrapresa per arrivare alla formazione del Pd non è quella giusta». Aggiunge anche che «il rischio più grosso è quello di trascurare le diversità». In discussione quindi il rapporto coi Ds, che di fatto in Comune costituiscono il gruppo maggioritario anche all’interno dell’Ulivo.
Nei mesi scorsi Piva aveva sollevato la questione di sentirsi solo «vice» non solo in Campidoglio, dove il capogruppo è Pino Battaglia, rappresentante della Quercia, ma anche nei municipi. La richiesta è quella di «entrare nel Partito democratico con regole certe, che consegnino alla Margherita pari dignità rispetto ai Ds». Queste regole certe, in Campidoglio, secondo l’esponente Dl, potrebbero tradursi con la presenza di un regolamento interno all’Ulivo, sulla falsariga di quello presente alla Camera, tenendo però in considerazione la diversità del consiglio, dove non c’è il Senato a far da contrappeso, per quanto riguarda la rappresentatività dei partiti (da una parte un Ds, dall’altra un Dl). Per risolvere questa diversità Piva lancia l’idea della turnazione del capogruppo. «Per un periodo determinato potrebbe svolgerlo un esponente della Quercia, salvo poi lasciare il posto a uno della Margherita». Proposta che Battaglia esclude a priori: «Fare una turnazione significa depotenziare il ruolo del capogruppo». E poi affila le armi: «Noi, come Ds, non abbiamo fatto mai riunioni separate, non arriviamo con idee precostituite agli incontri dell’Ulivo. Non mi risulta che altrettanto facciano gli altri». Battaglia aggiunge solo che «Piva potrà riferire come il congresso che si svolgerà a breve, le sue perplessità sulla formazione del Pd». Ma i timori del consigliere della Margherita coinvolgono anche il suo stesso partito: «la politica romana - dice - è un mare in tempesta e la nave dei cattolici democratici viaggia senza rotta. Si è guastato il timone? Senz’altro manca il nocchiero». A livello nazionale, certo, ma anche in sede locale. La Margherita, infatti, è alla ricerca del segretario romano. Si vorrebbe arrivare al congresso del partito a marzo con una sola opzione. Al momento i nomi che circolano sono quelli di Riccardo Milana (corrente rutelliana) e Alfredo Ferrari, vicino a Pasetto. Manca qualcuno che rappresenti l’ala mariniana, proprio quella di Piva. Ma sui valori cattolici all’interno dei Dl, le posizioni sono contrastanti. Secondo Giulio Pelonzi, consigliere comunale Dl, «l’ala mariniana (a cui lui non appartiene) cerca di portare avanti un discorso cattolico». Per il consigliere, invece, «quelli non dovrebbero essere dogmi da cui declinare le proprie azioni, a priori». Piva, però, si sofferma anche sulla partecipazione cittadina, da cui partire per la formazione del Pd: «Sarebbe nefasto - dice - se il concepimento della nuova formazione avvenisse nelle sole stanze degli attuali partiti». Gli risponde, Eugenio Patanè, consigliere comunale Dl: «Piva ragiona con vecchi schemi ideologici». Niente male come avvio per il Partito Democratico.