Scintille Tremonti-Prestigiacomo: «Dici cretinate». «Ora chiedi scusa»

RomaNuove risorse sono in arrivo per rilanciare la crescita e aiutare i lavoratori più colpiti dalla crisi. Dopo il mezzo passo falso alla commissione Bilancio di Montecitorio, il governo mette subito sul piatto gli interventi per circa sette miliardi di euro già ipotizzati per il decreto sviluppo di metà novembre: arriveranno con un emendamento alla «legge di stabilità», l’ex Finanziaria all’esame di Montecitorio.
Lo conferma Giulio Tremonti al termine del Consiglio di ministri. Le misure riguarderanno gli sgravi fiscali per almeno 850 milioni sul salario di produttività (gli aumenti legati all’andamento dell’azienda), la proroga degli ammortizzatori sociali, gli interventi per l’Università, il rifinanziamento del 5 per mille, oltre a un piano complessivo per il Sud. Sul provvedimento modificato sarà chiesta la fiducia.
Non tutto fila liscio, però, al Consiglio dei ministri. Momenti di forte tensione fra Tremonti e Stefania Prestigiacomo. Quando il ministro dell’Ambiente chiede conto del miliardo stanziato dal Cipe un anno fa per il dissesto idrogeologico, risorse che «non posso utilizzare di fronte alle continue emergenze», Tremonti replica: «Te lo spiego in privato». «Basta cretinate, non ci devi trattare da scolaretti», protesta la Prestigiacomo. Tremonti abbandona la sala del Consiglio e chiede le scuse minacciando, in caso contrario, le dimissioni. È Silvio Berlusconi, come sempre, ad armarsi di pazienza e mediare tra i due ministri. Prestigiacomo si scusa per le «cretinate», ma non arretra di un passo sul merito della questione. Tremonti ironizza sulle scuse ricevute dalla collega: «Mi sono commosso», dice. Stefania vuole l’ultima parola: «Commosso? Mi sembravano bolle di rabbia». Tremonti in una nota precisa che da parte del ministro dell’Ambiente «non è giunta alcuna richiesta di utilizzo dei fondi stanziati il 6 dicembre 2009». Pochi minuti e arriva, ancora più dura, la controreplica della Prestigiacomo: «Le ricostruzioni del Tesoro sono assurde e fantasiose. A via XX settembre guardino bene tra la posta, sono sicura che troveranno le nostre lettere».
Litigi a parte, i dettagli dell’emendamento arriveranno la settimana prossima, ma già si prevede un innalzamento a 40 mila euro del tetto per chi potrà beneficiare degli sgravi fiscali sugli aumenti legati alla produttività. Confermata la proroga della cassa integrazione, anche se il ministro dell’Economia si riserva di calcolare le risorse da stanziare anche in base ai residui non spesi nel 2010. Per finanziare le misure aggiuntive si utilizzeranno 3 miliardi provenienti dall’asta delle frequenze digitali: «È un’ipotesi, si tratta del modello applicato in Europa», commenta Tremonti che, infine, conferma un decreto «milleproroghe» per la fine dell’anno.
L’accorpamento del decreto sviluppo con la legge di stabilità è la risposta del governo alle preoccupazioni espresse da Mario Draghi. Per il governatore di Bankitalia, il Paese rischia di trovarsi «al bivio fra stagnazione e crescita», e la produttività è «deludente» non solo nel Mezzogiorno ma anche al Nord, non più allineato al resto d’Europa. Una visione diversa da quella di Tremonti che vede nel Centro-Nord un modello di sviluppo di successo, «di tipo tedesco».
Draghi parla anche del lavoro atipico: senza la prospettiva di una stabilizzazione, pur graduale, dei rapporti di lavoro precario si avranno «alla lunga effetti negativi su produttività e profittabilità». Il governatore inoltre ricorda che, è vero, le famiglie italiane sono mediamente ricche; ma la crescita molto bassa del reddito incrina le prospettive future. Draghi raccoglie i consensi dei sindacati. Il governatore «rimette al centro i veri problemi del Paese, ed il primo tema da affrontare è la stabilizzazione dei lavori precari», commenta la neo leader della Cgil, Susanna Camusso. E anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni attacca: «La precarietà dei giovani si allarga quando l’economia va male, e l’economia italiana è incustodita perché il governo litiga».