Sciolte le riserve: Lombardo sposa i lumbard

Gli autonomisti siciliani si accordano con la Lega per un polo federalista ed entrano nella Casa delle libertà

Marianna Bartoccelli

da Roma

Nel nome un destino. Raffaele Lombardo, il leader siciliano che, abbandonata l’Udc, ha fondato il Movimento per le Autonomie, ha scelto, dopo mesi di assemblee e verifiche con i dirigenti di entrambi i poli, i «lumbard» per definire il suo progetto nazionale e per stare con Berlusconi e il centrodestra, sua area di provenienza.
L’annuncio alla fine di una direzione nazionale nella sede romana del movimento, a due passi da Piazza del Popolo, dove tutti, anche gli esponenti pugliesi e friulani, hanno preso la difficile decisione. Difficile perché - come ha spiegato lo stesso Raffaele Lombardo - molti dirigenti siciliani del suo movimento sarebbero andati volentieri con il centrosinistra «per intolleranza al centrodestra regionale e all’Udc». «Ma la nostra base che abbiamo contattato in decine di congressi territoriali vuole stare a destra». E così dopo una cena a Palazzo Chigi accompagnato da Gianfranco Miccichè, uno dei primi sostenitori dei progetti autonomisti di Lombardo e dopo lunghi incontri con i dirigenti della Lega, finalmente l’eurodeputato catanese ha messo la parola fine al tormentone di questi mesi. Necessario visto che i giochi delle alleanze devono essere tutti definiti entro il 9 febbraio.
«Abbiamo avuto dei confronti molto seri con l’Unione, ma la nostra gente non è d’accordo con i Pacs, non è d’accordo con la candidatura di Luxuria, vuole il ponte sullo stretto. Cose che l’Unione non ci potrebbe garantire».
Allora via al confronto con la Cdl, intanto per le nazionali. «Poi vedremo cosa succederà per le elezioni regionali e Totò Cuffaro» spiega. Così come del resto ha fatto in questi mesi, Lombardo dichiara di voler procedere per tappe. Intanto la scelta di campo, poi gli strumenti e le alleanze. L’idea di fondo è quella di creare un partito delle autonomie. «Con la Lega che ha dimostrato di saper difendere il proprio territorio, con il Partito d’azione Sardo e con tutte quelle realtà civiche sparse sul territorio che in questi mesi abbiamo incontrato creando una vera e propria rete» spiega Lombardo, finalmente risollevato di aver portato, anzi riportato, il suo movimento nel centrodestra. Ieri notte, è continuato il confronto con i leader leghisti, e l’atmosfera sembra di grande intesa. «Può nascere a destra qualcosa che somiglia alla Rosa nel Pugno a sinistra» spiega uno dei teorici dell’Mpa. «Un’alleanza tecnica e politica realizzata da quanti hanno un vero rapporto con il territorio» rimarca Lombardo. Tutti con un simbolo comune. Si discute del come. Calderoli conferma «l’accordo con l’Mpa verso una federazione». «Il primo passo è l’accordo tra noi, l’Mpa e gli altri movimenti federalisti. Stabilito il nostro patto, l’interlocutore naturale è la Cdl». Come a ribadire quanto ha sostenuto Lombardo: «Se qualcuno dovesse mettersi di traverso dentro la Cdl (il riferimento è all’Udc, ndr), potremmo andare alle elezioni anche da soli. Ma sempre con il centrodestra».