Scioperi, blocchi e cortei Si ferma anche Mirafiori

da Roma

Parte la mediazione del governo sul contratto dei metalmeccanici, ma per il momento il ministro del Lavoro Cesare Damiano strappa solo un rinvio degli «aumenti unilaterali» che Federmeccanica aveva annunciato dopo la rottura delle trattative da parte di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil. E la disponibilità da parte di tutti ad accettarlo come arbitro della trattativa. Che è iniziata ieri con una serie di incontri separati e continuerà domani con un secondo round.
Gelo sulle cifre. Nel merito le posizioni delle parti sono le stesse di lunedì. Con i datori fermi all’offerta di 120 euro mensili distribuiti su trenta mesi e i sindacati indisponibili ad arretrare rispetto all’aumento di 117 euro distribuiti su 24 mensilità ai quali vanno aggiunti altri 30 euro per chi non ha contrattazione aziendale.
Le aziende non rompono. Tutto fermo nel merito, quindi, anche se segnali di disponibilità a riprendere il confronto non mancano. «Non siamo qui per rompere», ha assicurato il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo dopo un incontro con il ministro Damiano al quale ha concesso il congelamento delle «elargizioni unilaterali». Che, dal punto di vista sindacale, rappresentano l’esito peggiore di una trattativa. Le imprese non hanno comunque rinunciato all’anticipo. A fine gennaio se non verrà trovata un’intesa e se i sindacati proseguiranno a proclamare scioperi, le tute blu potrebbero trovarsi in busta una parte degli aumenti, a prescindere dalla volontà dei sindacati. Prospettiva di fronte alla quale anche Antonino Regazzi - segretario generale della Uilm, la sigla Uil che lunedì ha cercato di evitare la rottura lasciando il negoziato alle parti e cioè nella sua «sede naturale» - ha evocato lo sciopero generale. Per il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani significherebbe «delegittimare» il sindacato. Che la materia sia importante lo si capisce dal fatto che ieri sugli anticipi è sceso in campo anche Palazzo Chigi. Fonti vicine al premier Romano Prodi hanno fatto sapere che ogni decisione unilaterale «ostacola la trattativa» e quindi è sgradita.
Montezemolo accusa la Fiom. Trattativa importante. Tanto da coinvolgere sia il mondo politico sia i vertici delle organizzazioni di datori e dipendenti. Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha puntato il dito contro le tute blu di Cgil e Cisl. «C’è una parte del sindacato che non vuole rinnovare il contratto». Negli ultimi tre anni sono stati chiusi 18 contratti. «Gli imprenditori - ha sottolineato - sono gli stessi. È l’interlocutore che è diverso».
A rischio la riforma. I sindacati hanno ribaltato l’accusa, sostenendo che la colpa dell’impasse è tutta delle aziende. «Guardando il modo in cui Federmeccanica ha gestito le fasi conclusive della trattativa - ha spiegato il segretario generale della Uil Luigi Angeletti - credo che abbia programmato scientificamente di non fare l’accordo». Duro anche il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni che ha minacciato di «bloccare anche il dialogo in corso con la Confindustria sulla questione del nuovo modello contrattuale» se non ci sarà una soluzione. Fatta forse eccezione per la Fiom-Cgil, al sindacato preme chiudere ed evitare gli aumenti unilaterali.
Sindacalista Uilm si dimette. Anche perché la vicenda mette a dura prova le organizzazioni sindacali. C’è il rischio che «ci rimettano solo i lavoratori», ha commentato il segretario generale dell’Ugl Renata Polverini. La linea dura non è piaciuta per nulla a Giovanni Contento, segretario confederale della Uilm. Che si è dimesso dalla sua carica, giustificando la sua scelta con un ragionamento opposto a quello dei colleghi: «Nei sei giorni di confronto è emersa con chiarezza la mancanza di volontà da parte della Fiom di realizzare una trattativa vera per raggiungere un accordo». La colpa dello stop, insomma, non sarebbe delle aziende.