Scioperi: obbligatorio referendum preventivo

Per proclamare uno sciopero nei servizi pubblici essenziali sarà necessario prima
consultare i lavoratori delle categorie interessate. È una delle proposte del governo, illustrate dal ministro Sacconi, sottoposte alla consultazione delle parti
sociali. La Cgil protesta: "Scelta illiberale"

Roma - Il diritto di sciopero è sacrosanto, anche nei servizi pubblici essenziali, ma esistono anche i diritti dei "normali" cittadini e delle imprese. Ciò che serve, dunque, è un punto di equilibrio che passi anche dalla consultazione dei lavoratori delle categorie interessate. È questo uno dei punti delle linee guida esaminate oggi dal Consiglio dei ministri e a breve sottoposte alla consultazione delle parti sociali in vista della scrittura di un disegno di legge delega per la regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro e il buon funzionamento del sistema di relazioni industriali. Obiettivo, spiega il ministero guidato da Maurizio Sacconi, "favorire il funzionamento di un libero e responsabile sistema di buone relazioni industriali e dare attuazione all’articolo 40 della Costituzione con l’intento di realizzare, in tutti i settori produttivi e con particolare riferimento ai servizi pubblici essenziali, un migliore e più effettivo contemperamento tra esercizio del diritto di sciopero e salvaguardia dei diritti della persona e della impresa costituzionalmente tutelati".

Riforma attraverso un ddl La riforma prenderà corpo attraverso un disegno di legge delega e decreti attuativi "da emanare entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge e sentite le parti sociali". Nel merito e solo in riferimento ai servizi pubblici essenziali, le linee guida introducono i seguenti principi e criteri direttivi: -aggiornamento e revisione dei servizi essenziali con particolare riferimento ai servizi strumentali e ai servizi oggetto di esternalizzazioni; - previsione dell’istituto del referendum consultivo preventivo obbligatorio tra i lavoratori delle categorie interessate in caso di proclamazione di sciopero e della dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte del singolo lavoratore per avere piena conoscenza del grado di consenso e di partecipazione effettiva e quindi di funzionamento dei servizi; -previsione dell’istituto dello sciopero virtuale. In caso di sciopero virtuale, e ferme restando le determinazioni della autonomia collettiva, le somme versate dalle parti potranno confluire in un apposito fondo con restituzione alle parti stesse in caso di raggiungimento dell’accordo sulla materia oggetto del conflitto.

La Cgil boccia le linee guida della legge delega sulla riforma del diritto di sciopero, che "confermano tratti illiberali. Lo sciopero è un diritto incoercibile - dice la segreteria nazionale in una nota - ed è necessario contrastare norme che attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza. è chiaro l’intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale. Le regole attuali offrono già all’utenza una protezione che non ha eguali in europa". Sul piano formale, la cgil contesta lo strumento della delega e ritiene che in questo caso sia troppo vago il riferimento alla norma costituzionale, in quanto contiene solo "indicazioni di principio e criteri direttivi". Nel merito, il sindacato si oppone alla consultazione referendaria preventiva, all’allungamento dei tempi di intervallo, al sistema dello sciopero virtuale, all’allargamento dei poteri dei prefetti e all’attribuzione di funzioni di conciliazione e arbitrato alla commissione di garanzia.