Scioperi selvaggi, la Cisl apre ai ribelli «Non condanniamo chi viola le regole»

Un anno fa i Confederali persero iscritti dopo essersi opposti ai blocchi illegali

Gianandrea Zagato

C’è la voglia di rimettere in ginocchio Milano. Volontà politica di paralizzare la città governata dal centrodestra. Desiderio di creare il caos con tram, bus e metrò fermi nei depositi.
Appuntamento in calendario per il 21 settembre, primo giorno d’autunno, con replay già fissato per il 4 ottobre e, naturalmente, col contorno di prevaricazioni già vissute dai milanesi nelle cinque giornate delle proteste illegali del 2003. Passato che ritorna per gli ottomilacinquecento tranvieri pronti a tendere imboscate pur «di ottenere il dovuto» dopo «non aver avuto risposte concrete con gli altri scioperi». Valutazione targata Cgil che, quindi, si dichiara «indisponibile» a sedersi con Atm ai tavoli di trattativa locale, anche se eviterebbe così la paralisi. Scelta strategica che s’accompagna alla difesa dei pasdaran dell’illegalità: «Noi non saremo col fucile puntato a condannare i lavoratori» fa sapere Salvatore Lembo, responsabile regionale degli autoferrotranvieri della Fit Cisl. Come dire: il sindacato già avverte che i manetta disposti a scioperare «fuori dalle regole», magari pure senza rispettare l’eventuale precettazione prefettizia, «non saranno» condannati.
Niente male, davvero: i confederali gettano la maschera e non fanno più nemmeno finta di biasimare chi mette a rischio la convivenza civile. Variante rispetto a quelle cinque giornate del 2003 quando Cgil-Cisl-Uil evitarono di appoggiare la protesta: posizione che, allora, la Triplice pagò con migliaia di tessere stracciate e con l’avanzata dei Cobas, versione slai e sin, fra il personale viaggiante dell’azienda di foro Buonaparte. «Non vogliamo certo rivivere quei momenti, meglio non appoggiare ma neanche condannare i tranvieri che, a Milano, scioperano senza averne motivo» ammette un alto dirigente sindacale in cambio dell’anonimato. Già, a Milano «scioperano senza averne motivo». La motivazione della fermata del 21 settembre, «per ottenere il riconoscimento dell’indennità di malattia», all’ombra della Madonnina appare risibile: infatti, Atm continua a pagare questo diritto che, invece, le altre società di trasporto pubblico ritengono incompatibile con i loro bilanci in rosso.
Evidente che, il 21 settembre, i tranvieri iniziano la loro campagna elettorale contro Milano e l’amministrazione guidata da Gabriele Albertini pronta a riaprire il dialogo: «Al sindacato proponiamo due soluzioni per tutelare chi usa il mezzo pubblico: lo sciopero virtuale e la dichiarazione preventiva di sciopero. Nel primo caso, i tranvieri lavorerebbero ugualmente ma lo stipendio di quel giorno andrebbe in un fondo che potrebbero utilizzare pure per le loro rivendicazioni oppure per solidarietà. Nel secondo, ogni singolo lavoratore dovrebbe avvisare della sua partecipazione o no all’astensione dal lavoro che, quindi, consentirebbe ai cittadini di regolarsi di conseguenza evitando inutili disagi» dice Carlo Magri, assessore al Personale. Proposte di buon senso respinte al mittente. Ennesima prova che si vuole andare allo scontro, che si vuole cavalcare la protesta, anche fuori dalle regole, irretendo ottomila e cinquento tranvieri pur di non perdere terreno sindacale.
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