Lo sciopero atterra Alitalia È in arrivo il «Natale caldo»

da Milano

È una lunga giornata senza voli. L’Italia di questo quasi Natale si è ritrovata con la questione Alitalia sulle spalle. Fiumicino, Malpensa, Linate e il resto degli aeroporti italiani sembrano cattedrali quasi deserte. Gli altoparlanti annunciano la litania dei voli cancellati, uno stillicidio di rotte annullati, di viaggi finiti in fumo. Tanti sono rimasti a casa. Inutile tentare la sorte. Il caos è tutto nell’area check-in dei voli internazionali. Gli stranieri non sapevano. I banchi Alitalia sono sotto assedio. C’è una famiglia di italoamericani con due bambini, il più piccolo ha sei mesi, che deve andare a Reggio Calabria. È atterrata a Roma, con un volo Us Airways, da Filadeflia. La coincidenza per il Sud non c’è. Sui loro volti c’è la disperazione di chi fatica a capire: «Abbiamo dieci bagagli - dice la mamma - e qui in aeroporto mi hanno detto che posso prendere il treno o aspettare un giorno. Ma come faccio? Qui non so come cambiare il pannolino al bambino più piccolo». Una signora deve andare al Cairo, anche lei arriva dagli Stati Uniti. «Mi hanno cancellato il volo e nessuno mi sa dare informazioni. Mi hanno detto di telefonare a un call center, ma la risposta è stata sconcertante: non sanno ancora nulla. Mi toccherà dormire a Roma». Il tono delle lamentele è sempre lo stesso.
L’adesione è stata alta. Piloti, assistenti di volo, e personale di terra hanno incrociato le braccia. In tutti gli scali, anche in quelli periferici, si registrano punte di adesione senza precedenti. I voli cancellati sono 430. I dipendenti Alitalia hanno paura e sono profondamente delusi dal governo Prodi, che sentivano amico e vedono ormai solo come indeciso, incapace di prendere decisioni e reticente sulle promesse fatte in campagna elettorale. La società è in vendita, ma nessuno vuole comprarla. Il ministero del Tesoro intende mettere in vendita il 30,1 per cento della compagnia di bandiera, poi scatterà l’offerta pubblica. Il problema sono i 3 miliardi di perdite accumulate da Alitalia in 10 anni e una montagna di esuberi. Il vicepremier Francesco Rutelli cerca di tranquillizzare i possibili acquirenti: «Non è detto che se uno compre l’Alitalia deve acquistare il 100% dell’attuale struttura di lavoro». Un messaggio che per i sindacati equivale a una dichiarazione di guerra.
Ferrovieri e autrasportatori, tranvieri e piloti, stewart e hostess, si ritrovano tutti sul fronte di guerra. Il mondo dei trasporti ha rotto la tregua con il governo Prodi. Il calendario degli scioperi crea allarme. Si comincia domani con gli assistenti di volo Alitalia e il personale trasporto pubblico locale. L’agitazione sarà di 24 ore. Il 9 gennaio si ferma per 4 ore il personale Enav (dalle 10 alle 14). Si replica il 30 gennaio (dalle 12 alle 16). Ma l’imprevisto è sempre all’orizzonte: i sindacati fanno sapere che questo Natale è a rischio.