Lo sciopero blocca porto, autostrade e città

(...) del Terminal Fo.Re.St., sposato e padre di due figli, è rimasto ucciso a causa della caduta di una balla di cellullosa di oltre due tonnellate di peso che lo ha travolto e schiacciato.
Una disgrazia sul lavoro che non può lasciare nessuno indifferente. E che, come ogni volta, fa riaffiorare la polemica su quanto si poteva fare e non è stato fatto per prevenire drammi di questo tipo. Buon senso vorrebbe che in queste circostanze coloro che sono responsabili del lavoro altrui, e le autorità competenti, indagassero sulle modalità dell’incidente, individuassero eventuali colpe e facessero in modo che le stesse circostanze non si ripetessero più per il futuro. Tanto più che il pm Walter Cotugno, che sta conducendo l’inchiesta giudiziaria sull’evento, non più tardi di ieri mattina ha detto che non ci sono indagati. Invece, presi dall’umanamente comprensibile rabbia per la scomparsa di un giovane padre di famiglia, i compagni di lavoro hanno deciso di scendere in sciopero. E così, per il quarto giorno consecutivo, il porto è rimasto bloccato e, di conseguenza, anche la viabilità ne è rimasta coinvolta dentro e fuori le autostrade. Se si dovesse calcolare il danno economico provocato da questa astensione sul lavoro, si dovrebbe parlare di diversi milioni di euro.
Il primo giorno, e anche quello successivo, lo sciopero ci poteva anche stare. Il dolore e la voglia di reagire, quando una giovane vita viene troncata in questo modo, sono anche doverosi. Ma quello che è successo ieri non è più comprensibile. Mentre venerdì e sabato i dipendenti portuali hanno bloccato Lungomare Canepa, bruciando copertoni e impedendo il transito di auto e tir, ieri al varco portuale di Ponte Eritrea non c’erano più di una quarantina di persone. Persino il console della Culmv, Paride Batini, già alle 7 del mattino è andato tra i lavoratori per convincerli a desistere dalle agitazioni. Anche perché ieri pomeriggio era previsto un incontro in prefettura con Gian Paolo Patta, sottosegretario alla Salute, e lo stesso prefetto Giuseppe Romano. Una riunione allargata a tutti i soggetti interessati alla sicurezza sul lavoro, per cui in quella sede ognuno avrebbe potuto dire la sua.
Ma neanche la mitica dialettica di Batini è riuscita a convincere quei quaranta operai. Riuniti nel gruppo che si è autobattezzato «Assemblea varco Etiopia», il plotone di irriducibili si è diretto verso la Stazione Marittima issando uno striscione con la scritta «Porto: 30 morti in 10 anni, ora basta. Ciao Enrico». Qui il corteo si è rimpolpato con l’affluenza di un altro corteo di studenti «antifascista e contro la legge Fioroni». Che cosa c’entri la morte del povero Formenti con gli studenti filocomunisti cui non andava bene la Moratti prima e Fioroni dopo, non è dato sapere. Comunque i quaranta, più i ragazzi delle scuole, alla fine hanno bloccato autostrade e centro città avvelenando la mattinata a migliaia di persone.
Per quanto riguarda la riunione in prefettura, Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti si sono presentati chiedendo un unico gruppo di vigilanza costituito dalle strutture di Autorità portuale e Asl, con un coordinamento di rappresentanza dei lavoratori per l’intero sito portuale. Il prefetto Romano, confermando ancora una volta le sue indiscusse doti di mediatore, ha comunque fatto raggiungere un’intesa. In pratica il sottosegretario Patta, le istituzioni e i rappresentanti dei lavoratori hanno sottoscritto un protocollo d' intesa che prevede tra l' altro che Autorità portuale e Asl costituiscano un unico gruppo di vigilanza, i lavoratori vengano riuniti in coordinamento di rappresentanza in tema di sicurezza, e che all' interno del porto venga collocata una sede della Asl.
L’accordo nei prossimi giorni verrà proposto ai datori di lavoro e alle organizzazioni sindacali per un impegno diretto, con il coinvolgimento anche delle parti sociali, ai fini della gestione dei problemi della sicurezza. L’intesa verrà ratificata lunedì 14 maggio in prefettura. Sperando sempre che qualche testa calda non voglia smentire questo accordo con un altro dannosissimo sciopero.