Sciopero confermato alla Scala: sipario sul Requiem di Barenboim

«Attenzione. A causa di uno sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Fials, l’esecuzione della Messa da Requiem di Verdi diretta da Daniel Barenboim, prevista per la sera di venerdì 9 novembre, non potrà aver luogo. Ci scusiamo con il pubblico per i disagi provocati». Poche righe, nel sito ufficiale della Scala, per togliere qualsiasi dubbio. I lavoratori del teatro oggi incrociano le braccia e gli appassionati, i turisti e le numerose personalità attese per l’evento dovranno rinunciare alla serata di gala. A nulla è servito l’incontro dell’altra sera tra il sovrintendente Stéphane Lissner e i rappresentanti sindacali. Ieri l’annuncio definitivo. «Dopo mesi di incontri perditempo - si legge nel Sottoscala, il blog autogestito dei lavoratori - oggi finalmente viene allo scoperto l’azienda che approfittando della divisione tra le Rsa del teatro dice no su tutte le richieste. Cgil, Cisl, Uil e Fials si vedono costrette a indire uno sciopero per smuovere la trattativa sul contratto integrativo fermo da più di sette anni. Lotta alla precarietà, aumento del reddito a cominciare da quelli più bassi, lotta all’arroganza padronale». Linguaggio archeo-sessantottino per ricordare una vertenza che, al momento, non sembra imboccare una via d’uscita. Uno stallo che dura dallo scorso 27 ottobre, giorno in cui è andato in pezzi il tavolo delle trattative per la riorganizzazione del lavoro e il contratto integrativo. Un contratto che, ribatte la direzione del Piermarini, non si può fare. «Alla Scala - si legge nel comunicato ufficiale - il contratto integrativo aziendale è scaduto il 31 dicembre 2005. Nel marzo di quest’anno è stata emanata dal Parlamento la Legge 43 “Asciutti” che pone precisi vincoli a tutte le fondazioni liriche. Tra questi, il divieto di procedere a contrattazioni aziendali in assenza di un contratto nazionale. A oggi nessuna piattaforma/proposta è stata presentata, nessun tavolo è stato aperto per il rinnovo del contratto nazionale del settore». Parole chiare per dire che il destinatario della protesta non è Milano, ma Roma. Anzi, dalla Scala fanno sapere di aver tentato una via che consentisse di premiare i lavoratori, eludendo il diktat del governo. «La direzione della Scala, grazie ai risultati raggiunti nelle stagioni 2005-2006 e 2006-2007, intendeva rispondere prontamente, dal punto di vista economico, all’impegno profuso dai lavoratori del teatro nel garantire un cospicuo aumento della produttività, concretizzatosi in una notevole crescita del numero di alzate del sipario, passate dalle 164 del 2001 alle 273 del 2007». Come a dire che i soldi per le buste dei dipendenti erano pronti. Ma? Ma «oggi la direzione del Teatro alla Scala non comprende le ragioni per cui la risposta a questa proposta sia stata negativa». In attesa di una schiarita nessun commento da Letizia Moratti, presidente della Fondazione. «Auspichiamo - il nuovo ultimatum di Domenico Dentoni (Uil) - che dopo il 9, si riprenda a sedersi tranquillamente, tenendo conto dell’urgenza e dei tempi. Se il clima è quello lì e i tempi sono questi al 7 dicembre si arriva presto». Chiaro che, dopo Mozart, è a rischio anche la prima di sant’Ambrogio.