Sciopero dei calciatori: persino Rivera è critico con la scelta

«Roba da bambini dell’asilo». Abete convoca oggi le parti e batte i pugni sul tavolo: «I problemi sono tanti e sono altri»

Sospinto dal sodale Petrucci, il mite Giancarlo Abete ha tirato fuori gli artigli. E per la prima volta, pur avvolto nella solita nube di parole indecifrabili, ha sbattuto il pugno sul tavolo. «Ha sbagliato Campana ma ha sbagliato anche Beretta e la Lega di serie A» è stato il suo incipit per testimoniare la volontà di mettere, finalmente, in riga le parti che continuano a lanciarsi reciproche accuse e giocare col rischio dello sciopero proclamato per il fine settimana. Non solo, ma il presidente federale ha convocato le parti per questa mattina negli uffici della federcalcio a Roma, con uno scopo dichiarato: approvare i sei punti sui quali sindacato e Lega di A si dichiarano formalmente d’accordo e per i quali non è stata scritta una sola riga, cancellare ufficialmente dall’ordine del giorno il tema dei trasferimenti coatti («non è un sentiero praticabile») e trovare una intesa invece sugli allenamenti separati che sono, come si capisce al volo, tema diverso dai “fuori rosa“. Sarà perciò una trattativa ad oltranza, a cui già ieri mattina i legali di federcalcio e Lega (Gentile e Briamonte) hanno cominciato a lavorare per preparare il documento riassuntivo.
La risposta di Campana e del suo sindacato -hanno accolto l’invito senza neanche richiedere l’odg- è la testimonianza solenne delle grandi difficoltà segnalate a Vicenza e dintorni. L’opinione pubblica ha bollato l’ipotesi dello sciopero in modo brutale, idem da parte dei tifosi allo stadio. Persino uno storico fondatore dell’Aic, Gianni Rivera, amico personale di Sergio Campana, ha definito la scelta di proclamare lo sciopero per un disaccordo su 2 punti rispetto agli 8 iniziali, «roba da bambini dell’asilo». Ecco il punto: il sindacato è diventato intransigente perchè, spiazzato a sinistra dall’avvento di un’altra sigla (Buffon, Doni, Chiellini e Oddo tra gli aderenti) e sottoposto alla pressione dei pochi iscritti, toccati dalla questione. Per capirci al volo: la discordia è sui fuori rosa, cioè sull’azione esercitata da Lotito, nei confronti di Pandev e Ledesma l’anno scorso, quando li mise in disparte in vista della scadenza contrattuale. Si può fare sciopero per piegare la schiena alla Lazio?
Paradossalmente, la presenza, ingombrante, di Lotito nella delegazione della Lega di A e persino dinanzi all’Alta Corte, ha provocato attriti, polemiche, scintille. La spiegazione non è segreta: Beretta, a digiuno di regolamenti calcistici, si lascia guidare dal presidente della Lazio che lo ha spinto allo scontro. Gli altri presidenti di club, dietro la solidarietà pelosa, hanno capito che l’occasione può servire a far emergere le fragilità del settore. Perciò Abete ha deciso di battere il pugno sul tavolo e di tuonare: «I fuori rossa non sia il parasvento, i problemi del calcio sono tanti e ben altri».