Lo sciopero dei docenti fa flop «Ha aderito soltanto il 5%» Tensione nei cortei degli studenti

Lo slogan è sempre lo stesso e sa di retaggio anni Settanta: «sarà un autunno caldo per il ministro Maria Stella Gelmini». Questa la promessa fatta dalle migliaia di studenti che sono scesi in piazza in tutta Italia. Un processo quello che si è svolto da Milano a Verona, da Torino a Firenze, da Bologna a Bari fino ad arrivare nella capitale dove i manifestanti hanno protestato sotto il ministero dell’Istruzione a viale Trastevere chiedendo le dimissioni del ministro. Una manifestazione corposa, ma nessuno sa fino a che punto interessata ai temi della protesta. Nella capitale, infatti, c’era la concomitanza con il concerto più atteso dell’anno, ovvero quello degli U2: gruppi di studenti che hanno aderito alla manifestazione, in realtà hanno lasciato ben presto il percorso del corteo e hanno approfittato della giornata di libertà per raggiungere anzitempo lo stadio Olimpico e potersi mettere in fila per vedere lo show della band irlandese.
Non è mancato qualche attimo di tensione, specie a Milano dove un funzionario di polizia è stato colpito nell’occhio da spray urticante ed è stato medicato all’Oftalmico, riportando tre giorni di prognosi. L’incidente è avvenuto nei pressi dell’Università statale quando alcuni studenti hanno tentato di dirigersi verso l’assessorato all’Istruzione e sono stati bloccati dagli agenti. Incidente anche a Verona dove un agente è stato colpito al volto da una fiammata di un bengala lanciato, però, da facinorosi estranei alla manifestazione. Piccolo tafferuglio a Firenze con spintoni e qualche pugno.
Il ministro Gelmini ha bollato le proteste di come «manifestazioni politiche organizzate da militanti contrari al governo e alle riforme». La protesta - ha commentato il ministro - «mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra». E ancora: «Non sono certo manifestazioni spontanee che uniscono studenti e professori ma si tratta di manifestazioni politiche organizzate da militanti contrari al governo e alle riforme».
La protesta ha avuto anche un altro volto. C’erano sul tappeto, infatti, anche lo sciopero di un’ora in tutto il comparto della conoscenza proclamato dalla Flc-Cgil e il No Berluscuola day promosso dall’Unicobas. Soddisfatte per l’esito dell’iniziativa le due sigle; il ministero parla di un’adesione del 5,5% del personale. Quindi di un vero e proprio flop.