Sciopero dei taxi: adesione al 100 per cento

Tutti in campo contro la liberalizzazione della categoria decisa dal governo: «Il decreto pregiudicherà il lavoro di 30mila famiglie»

A giudicare dai mezzi pubblici a pieno carico per tutta la giornata di ieri, nei punti nevralgici come stazioni e aeroporti, era evidente che le adesioni allo sciopero proclamato da numerose sigle sindacali dei tassisti avessero di gran lunga superato quel 50 per cento previsto alla vigilia. Infatti, «sono stati effettuati soltanto i servizi di garanzia riservati alle fasce protette: anziani, disabili, malati diretti agli ospedali - riferisce Nereo Villa, segretario generale di Satam e vicepresidente di Taxi italiano -. Il 96 per cento delle auto bianche non hanno acceso i motori, i 42mila operatori dei radiotaxi hanno risposto esclusivamente alle chiamate d’emergenza. Un segnale forte al governo delle presunte liberalizzazioni, sebbene con una protesta svolta nel pieno rispetto delle regole».
I cittadini hanno patito comunque disagi, a Linate come a Malpensa passando per la Centrale, nonostante gli sforzi di chi spiegava ai clienti i motivi della nuova astensione di massa, a dieci mesi di distanza dalla «rivolta» di luglio contro il primo pacchetto del decreto Bersani. Superlavoro anche per i vigili impegnati a tenere libere dal traffico le aree di carico passeggeri delle auto private e dei mezzi a noleggio con conducente, ieri unica alternativa alle linee Atm.
Il fermo nazionale dei taxi, a Milano come nelle altre città, è stato deciso non senza spaccature interne alle organizzazioni di categoria (Cgil, Cisl, Uil e Unataxi si sono dissociate). Al centro del contendere la richiesta all’esecutivo di «stralciare» l’articolo 7 del ddl 2272-bis in materia di «servizi innovativi» nel trasporto persone. In sostanza l'istituzione nel settore di nuove figure imprenditoriali su autorizzazione comunale, «che avranno l’effetto di pregiudicare il lavoro di 30mila famiglie» secondo coloro che già possiedono le licenze. I sindacati chiedono, inoltre, l’introduzione di una compensazione al credito d’imposta sui carburanti, la cui soppressione voluta dalla Ue «rischia di provocare un’ulteriore perdita secca: fino al 40% degli introiti annui». Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto Lombardi. Resta però la minaccia di «forme di protesta a oltranza nel caso in cui il “ddl Lanzillotta” passi alla Camera - annunciano gli intransigenti -. Da oltre un mese chiediamo di essere ascoltati: non abbiamo ricevuto alcuna risposta».