Sciopero dei taxi in stazione e a Linate

LA PROTESTA Contro le liberalizzazioni Le auto bianche si fermano a sorpresa per dire no alla riforma di tariffe e licenze. Disagi per i passeggeri. LE TRATTATIVE Ieri ricevuti da Pisapia e oggi dal prefetto Ma il 23 è blocco totale

I tassisti tornano sul sentiero di guerra contro la liberalizzazio­ne delle licenza, entrano in agita­zione a Linate, stazione Centrale e Duomo dove ieri hanno rifiutato di caricare i clienti. Facendo ecce­zioni solo per persone in difficoltà e quindi costrette a prendere l’au­to pubblica. Per tutti gli altri la pa­rola d’ordine era «arrangiatevi». Tutto mentre le organizzazione di categoria incontravano il sinda­co. La «guerra della auto bianche» comunque è solo all’inizio:oggi al­le 12.30 i sindacati incontreranno il prefetto, in attesa della giornata di fermo decisa per lunedì 23 gen­naio. Al netto ovviamente di altre manifestazioni «selvagge» come quelle di ieri. Dunque lo scontro sulle licenze è solo alle prime puntate e vede contrapposte due posizioni diffi­cilmente conciliabili. Da una par­t­e il Governo che vuole liberalizza­re il settore, dall’altra gli autisti che spiegano come le licenze, pa­gate salate attorno ai 200mila eu­ro spesso raccolti con debiti e mu­tui, perderebbero ogni valore. Per questo già martedì poco dopo le 16 i tassisti avevano attuato i primi fermi «selvaggi» a Linate e Centra­le, con l’unica deroga delle «fasce deboli». Ossia anziani, malati, handicappati, bambini e donne incinte. Per tutti gli altri invece ri­manevano i mezzi pubblici o l’amico e parente da far interveni­re d’urgenza. Un’agitazione che tuttavia non ha provocato grosse tensioni, i viaggiatori hanno tra­scinato via i loro trolley dai posteg­gi senza protestare. Ieri si è replicato a partire dalle 17.30, con le stesse eccezioni di due giorni fa, giusto mentre i rap­presentanti di categoria salivano a palazzo Marino per incontrare il sindaco Giuliano Pisapia. Che ha allargato le braccia, spiegando di comprendere le ragioni del loro di­sagio e condividere la richiesta di incontrare il Governo prima di ar­ri­vare alla firma del provvedimen­to. Ma di non voler entrare nel me­rito della vertenza, pur nel timore che altre e più forti agitazioni pos­sano mettere in grossa difficoltà l’intera città.Poi è arrivata la dram­matica notizia­della morte del vigi­le urbano a Niguarda e il primo cit­tadino si è precipitato sul posto. I sindacalisti usciti dall’incon­tro si spostavano pertanto a Lina­te e Centrale per incontrare gli as­sociati e spiegare il punto delle trattative. Che loro sperano anco­ra aperte visto che questa mattina il prefetto Gian Valerio Lombardi li riceverà a palazzo Diotti. Un bre­ve conciliabolo poi verso le 20.30, gli autisti hanno ripreso a caricare i clienti. Ma già con una data in ca­­lendario: il 23 gennaio quando l’intera categoria attuerà un fer­mo a livello nazionale. Sempre che nel frattempo non partano al­tre iniziative estemporanee. Ma c’è un’altra liberalizzazione che fa paura: quella degli orari dei negozi. Di fatto in Lombardia c’è già da un pezzo ma ha le sue rego­le, i suoi limiti, il suo calendario prestabilito. Ieri le vecchie regole e quelle nuove, imposte dal decre­to Monti, sono state analizzate nel primo incontro tra Comune e Re­gione. A parte un disaccordo sul­l’inizio della liberalizzazione (a Palazzo Marino erano convinti scattasse solo fra 90 giorni), la li­nea di lavoro è stata condivisa. Il primo tema affrontato riguarda gli orari dei bar. Che potranno sì te­nere aperto liberamente, purché rispettino alcuni vincoli. Non do­vranno disturbare i residenti e la quiete pubblica e quindi si decide­rà, caso per caso, in base alla zona in cui si trova il locale e in base alle garanzie fornite dal gestore.