Sciopero (e Bisio) tradiscono Gaber

Annullato in seguito allo sciopero generale proclamato
dalla Cgil lo spettacolo "Quella volta lì avevo 25 anni"
previsto all’Auditorium di Milano. L'inedito di Giorgio Gaber: &quot;<strong><a href="/art.pic1?ID=313885">In quegli anni Settanta lì, mi chiamavano filosofo</a></strong>. E non era un complimento&quot;. 

S’intitola "Si può fare" il film tuttora nei cinema nel quale Claudio Bisio interpreta un sindacalista dal cuore tenero che, mandato in una cooperativa, aiuta degli ex malati di mente a reinserirsi nella società dopo l’approvazione della legge Basaglia. Siamo a metà degli anni ’80 e le liturgie degli scioperi generali, degli autunni caldi, degli integralismi ideologici che Gaber ha stigmatizzato con chirurgica lucidità in decine dei suoi testi (come si può leggere anche in quello qui a fianco) cominciavano a esaurire la loro spinta propulsiva. Però, ci si sbaglierebbe a farla troppo facile.

Oggi, sono infatti passati più di vent’anni e i rigurgiti di quel sindacalismo ostruzionista si rovesciano ancora sulla vita di tutti i giorni, sulle inaugurazioni della Scala, persino sulla messa in scena di un testo inedito dello stesso Gaber. Chissà che monologo di carta vetrata inventerebbe su due piedi lui, per il dietrofront dell’ultimissima ora di Claudio Bisio. La lettura di «Io quella volta lì avevo 25 anni», testo mai rappresentato, scritto con Sandro Luporini tra il 1999 e il 2000, prevista all’Auditorium di Milano non andrà in scena. Stasera, no di certo. Prossimamente, forse. Quando? Chissà. Bisio ci ha ripensato e poche ore prima di salire sul palco ha annunciato che no, non leggerà Gaber, per aderire allo sciopero generale indetto per oggi dalla Cgil e in ossequio agli stupori delle rappresentanze sindacali del Piccolo Teatro, dove in un primo tempo, nella sede dello Strehler, lo spettacolo era programmato.

Dunque, il monologo «non si può fare». Il Bisio vero, non quello del film, aveva già espresso le sue «perplessità sull’opportunità di fare lo spettacolo venerdì 12 dicembre» appena saputo della convocazione dello sciopero generale. E le aveva manifestate anche ai giornalisti. Poi però le cose erano cambiate ancora e uno spiraglio si era aperto di nuovo. «Avevo condiviso la proposta che la Cgil aveva fatto ai lavoratori del Piccolo, accettando di andare in scena rinunciando al cachet in segno di solidarietà con lo sciopero». A quel punto era sembrato che il Bisio sindacalista buonista del «si può fare» avesse vinto e l’avesse spuntata su quell’altro, intransigente che piace a Epifani.

Tutto a posto? Nemmeno per sogno. Erano gli altri, i sindacalisti del Piccolo a non mollare, confermando lo stato di agitazione e obbligando la «Fondazione Gaber» a spostare l’evento unico in un teatro diverso. Del resto, stasera, se si scorrono i cartelloni degli altri teatri di Milano, a cominciare dalla Scala che di veti sindacali se ne intende assai, per finire al Carcano dov’è di scena Lella Costa - non una mammoletta socialdemocratica come direbbe Gaber - con un testo tra l’altro firmato da Adriano Sofri, la vita continua. Lo spostamento di sede, dunque, poteva risultare risolutivo e indolore. Insomma, avrebbe detto il Bisio del «si può fare», c’è un testo di Giorgio Gaber, mai rappresentato, che attraversa, decennio per decennio, la storia d’Italia dagli anni Quaranta fino ai Novanta e che smitizza le ideologie in nome dell’intelligenza, della tolleranza, della ricerca personale, dell’autenticità esistenziale, ed è un’occasione «unica e irripetibile» per leggerlo al pubblico e quindi, delle liturgie e dei veti, delle scelte di campo e del tu da che parte stai, con o contro Berlusconi, con o contro Epifani, con o contro Mediaset (ah, caro Bisio), me ne frego.

Perché questa è la lezione di Gaber e io salgo su quel palco. Invece no: il Bisio vero assicura di aver scoperto attraverso un comunicato stampa che i sindacalisti del Piccolo non si appagavano nemmeno del cambiamento di sede e hanno perciò steso il loro veto anche sull’altro teatro prescelto, esternando la loro meraviglia che una persona sensibile come lui potesse recitare un testo di Gaber in un giorno di sciopero. Che monologo ci scriverebbe sopra il Signor G... Magari parlando di certi ricatti intellettuali e un tantino snob, di certi oltranzismi da preistoria. Ma anche di un certo conformismo che sfiora pure i guitti migliori.