Lo sciopero fiscale? Un boomerang

Lo sciopero o rivolta fiscale sembrerebbe un’idea politica forte e più che mai appropriata alla stagione che stiamo vivendo. Gli italiani sono strangolati dalle tasse e il governo Prodi-Visco ha superato ogni limite di sopportazione. Ciò detto, però, ci si deve chiedere se la vecchia proposta del professor Miglio rilanciata ora da Bossi sia davvero così forte da poter divenire l’arma decisiva per far cadere il governo.
A me non pare che sia così. Proprio perché lo sciopero fiscale è uno strumento potente, va maneggiato con cura evitando che divenga una minaccia a vuoto. Chi non ricorda che dal rifiuto di pagare la tassa sul tè - nessuna tassazione senza rappresentanza - iniziò quella rivoluzione americana che portò alla nascita degli Stati Uniti? Ma in Italia, oggi, ed anche in Padania, non v’è alcuna situazione prerivoluzionaria come quella dei coloni americani che rifiutarono di pagare la gabella a Sua Maestà britannica.
Lo sciopero fiscale rappresenterebbe la più importante frattura del rapporto tra cittadini e Stato ed esprimerebbe un atto di disobbedienza civile che, se praticato in massa, condurrebbe non solo alla caduta del governo, ma alla crisi dello Stato. La proposta leghista che vorrebbe deviare il pagamento delle tasse dallo Stato alle Regioni appare però, oltre che concettualmente confusa, praticamente inattuabile e destinata a rivolgersi contro gli stessi cittadini che provassero a metterla in atto senza procedure sperimentate. E se anche fossero escogitati i meccanismi favorevoli alle Regioni a danno dello Stato, il governo non entrerebbe certo in crisi per qualche decina di migliaia di contribuenti che pagano le tasse all’autorità locale invece che allo Stato.
Il federalismo fiscale, sacrosanta richiesta del movimento padano, sarebbe una cosa seria se fosse attuato attraverso istituti legislativi che sostituissero l’attuale dipendenza dallo Stato con le responsabilità locali e regionali capaci di instaurare un rapporto stretto e diretto tra leva fiscale e spesa pubblica.
L’opposizione di centrodestra dovrebbe oggi puntare su progetti e azioni politiche, forti sì ma anche realistiche ed efficaci che possano tradursi facilmente in concrete realizzazioni per i cittadini. Affidare la prospettiva della caduta del governo a proclamazioni ad effetto che non possono avere seguito, come è oggi la rivolta fiscale di massa, rischia di essere un boomerang anche per l’ottima battaglia contro lo strangolamento fiscale.
Massimo Teodori
m.teodori@mclink.it