«Sciopero generale se tagliano i fondi agli statali»

Tra 10 giorni il vertice tra Anm, premier e Mastella. Grasso: protesta sbagliata

Antonio Signorini

nostro inviato a Capri (Napoli)

La Cisl darà battaglia sul Tfr. Il trasferimento di metà delle quote inoptate all'Inps non piace al segretario generale Raffaele Bonanni, che si dice pronto a chiedere alla commissione europea di bloccare questa parte di finanziaria. Nonostante il giudizio positivo del sindacalista sulla manovra, ci sono ancora nodi da sciogliere. Come la rivalutazione delle pensioni. E ora si aggiunge un sospetto: che alla fine il governo accontenti i sindaci tagliando i fondi per il pubblico impiego.
Lei ha espresso giudizi positivi sulla Finanziaria. È davvero convinto che questa sia una manovra equa?
«Se stiamo parlando delle imposte, non si poteva fare diversamente. È una manovra da 33 miliardi e risparmiare i più poveri dai sacrifici era il minimo che si potesse fare. La polemica sui redditi medi non ha senso visto che il 94 per cento degli italiani guadagna meno di 43 mila euro all'anno. Potrei anche citare i dati del Caf di Bergamo dai quali emerge che oltre i 30 mila euro c'è solo il 12 per cento dei contribuenti. E stiamo parlando di una città ricca. Quella sul fisco è una polemica sterile».
Insomma, ha ragione chi dice che questa è un finanziaria scritta dai sindacati?
«No. La Finanziaria è un atto del governo. Certo, abbiamo discusso, ma ci sono diverse cose sulle quali non siamo d'accordo, come il Tfr».
Padoa-Schioppa ha detto che c'è stato effettivamente qualche difetto di concertazione.
«Più che altro è stato un vero e proprio scavalcamento delle parti sociali da parte del governo. Nessuno ci ha detto niente del conferimento di metà Tfr inoptato all'Inps per finalità che non sono previdenziali. Ed è singolare visto che avevamo siglato pochi giorni prima un memorandum sulle pensioni e che il Tfr fino a prova contraria è materia previdenziale. Se il governo ha avuto dei “suggeritori” farebbe meglio a dirlo chiaramente. E comunque noi non accetteremo questi cambiamenti».
E cosa farete?
«Faremo i passi opportuni verso l'Unione europea per dimostrare la nostra disapprovazione. Chiederemo di non abilitare la decisione del governo».
Il ministro dell'Economia ha aperto alla possibilità a cambiamenti, che si dovrebbero però ridurre a delle deroghe per la piccola impresa. E il segretario della Cgil Epifani ha indicato alcuni punti che potrebbero essere modificati. La vostra ricetta qual è?
«Chiediamo che si ritorni al punto di prima. Il Tfr è salario differito dei lavoratori e non si può decidere dove mettere questi soldi senza tenere conto della loro volontà».
Oltre al fatto che voi perdereste parte delle risorse che sarebbero potute andare alla previdenza integrativa.
«Per la Cisl il lancio dei fondi pensione ha un valore molto importante. E secondo noi è importante anche per affermare un modello di pluralismo finanziario e di democrazia economica, visto che in Italia ci sono per lo più imprese a carattere familiare e con crisi di liquidità».
Altri punti di attrito con il governo?
«La vicenda dei pensionati. Vorremo che si aprisse una trattativa concreta sulla rivalutazione delle pensioni. E poi, e questo è forse il fatto più grave di tutti, sul fondo per gli anziani non autosufficienti, riteniamo che si debba incrementarlo. Perché quei 50 milioni messi in campo sono una cifra ridicola. I ticket sulla sanità colpiscono tutti in maniera indistinta. E poi ci sono i problemi del trasporto pubblico locale. Nei prossimi giorni ci saranno altri scioperi che si potevano evitare».
Tornando al fisco, lei non teme che aumentino le imposte locali? Sindaci e governatori dicono di non avere alternative. «I sindaci fanno bene a protestare contro il governo centrale. Però bisogna capire bene come vengono impegnate certe risorse a livello locale. Quali per i servizi e quali per altro. Anche perché i sindaci continuano a mettere tasse e addizionali locali senza il principio di progressività. Non vorremmo che alla fine i soldi per i comuni il governo pensi di cercarli da qualche altra parte».
Cosa teme?
«Ad esempio che si mettano in discussione le risorse per i contratti del pubblico impiego o le risorse destinate allo sviluppo. Non ci pensino nemmeno. Sarebbe subito sciopero generale».
L'ex segretario della Cgil, Sergio Cofferati, ha protestato per la penalizzazione del ceto medio e ha annunciato che non farà lo «sceriffo» per il governo.
«Cofferati farebbe bene a rivedere le tabelle della finanziaria. Il ceto medio italiano non è quello che guadagna 100mila euro. Se lui la pensa così sarebbe veramente un cinico-Cinese».
Luca di Montezemolo a Capri ha parlato di un «patto tra i decisori», ha in sostanza rilanciato la sua idea di un patto per la produttività. Raccogliete l'invito?
«Noi lo avevamo già raccolto. E sono veramente stupito che dal governo non sia arrivata nessuna risposta. La vera scommessa per il paese è quella della ripresa economica. Con questo clima di contrapposizione che si è creato non ci arriveremo, serve la cooperazione di tutti. Bisogna seguire l'esempio della Spagna, sia di Aznar che di Zapatero. Con l'accordo di tutti stanno crescendo e presto, se continuerà così, ci supereranno».