«Lo sciopero più snobbato della storia»

RomaL’ondata di piena del Tevere è passata, segretario Bonanni, senza gravi danni. Adesso si sente più tranquillo?
«Senza dubbio - risponde il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - però mi domando perché lo chiede proprio a me».
Perché tv e giornali parlano solo del fiume in piena, e dedicano poche parole e poche righe allo sciopero generale della Cgil.
«La Cgil ha conquistato, di diritto, un posto di rilievo nel Guinness dei primati: per la prima volta nella storia sindacale italiana c’è stato uno sciopero generale di cui non ha parlato nessuno. Sono riusciti a ridurre uno sciopero generale a una notizia da pagina diciassette. Un bel successo. Lo sciopero è servito soltanto a dividere ancora di più la politica e il sindacato, in un momento in cui serviva, al contrario, una azione comune e forte contro le insufficienze strutturali accumulate nel tempo, dall’energia alle infrastrutture, alla Pubblica amministrazione».
Mentre la Cgil sciopera, la Cisl, e non da sola, sta lavorando invece per cercare ricette comuni per affrontare la crisi. Approcci opposti...
«E non solo nella strategia contro la crisi economica. Ad esempio, sulla scuola è arrivato un buon segnale che aspettavo da un po’ di tempo: di fronte a un problema serio, pur senza bloccare la riforma, il governo ha deciso di discutere con tutti per confrontare le opinioni e le soluzioni, arrivando a un accordo soddisfacente. È un buon risultato. Invece, quelli che prima accusavano il governo di non voler discutere, adesso gridano: merito nostro se hanno fatto un passo indietro! Così, ogni problema si trasforma in una contrapposizione. Mentre viviamo un momento straordinario, vedo che non tutta la classe dirigente si dimostra consapevole di questa situazione».
E che cosa pensa delle mosse messe in campo dal governo nelle ultime settimane?
«Trovo giusto il tentativo di creare un clima di fiducia adatto alle riforme, per rimediare alle carenze che abbiamo. È adesso necessaria una discussione aperta su come intervenire con politiche anticicliche, per rilanciare investimenti e consumi. Prima che si riunisca il Cipe sui fondi europei, giovedì prossimo, dobbiamo aprire un tavolo per parlare delle risorse e della loro destinazione: sono necessari da una parte gli investimenti nelle infrastrutture, nell’energia, nell’istruzione; dall’altra negli ammortizzatori sociali, che devono proteggere tutti i lavoratori, anche quelli delle piccole e medie imprese, in vista dell’orribile 2009 che sta per arrivare. Il governo ha detto ai risparmiatori: state tranquilli, vi proteggeremo dalla crisi finanziaria. Bene, deve dire la stessa cosa ai lavoratori: state tranquilli, proteggeremo anche voi dalla crisi economica. Questo è fondamentale per creare un clima positivo. Gli ammortizzatori devono valere per tutti, soprattutto per i dipendenti delle imprese minori, che rischiano di più».
E per gli investimenti, quali sono le priorità?
«Non bisogna disperdere le risorse in mille rivoli, ma concentrarsi su poche grandi questioni. Da tempo sostengo che bisogna intervenire pesantemente in campo energetico. L’energia ci costa il 30% in più dei nostri concorrenti. Per questo chiedo al governo di convocare le parti sociali, sindacati e imprese, prima del Cipe. Non ho veti da porre, né intendo ostacolare il lavoro del governo. Ma dobbiamo discutere insieme le principali cose da fare».
Passata la piena, e anche lo sciopero-ombra, sembra giunto il momento di concludere il negoziato sulla riforma dei contratti.
«Ormai ci siamo. Abbiamo fatto gli ultimi accordi, con gli artigiani e la Confapi. Abbiamo anche ottenuto dal governo l’impegno a tagliare vigorosamente le tasse sul secondo livello di contrattazione, su quello che noi definiamo il salario di produttività. Ora tutto spinge verso l’incontro conclusivo a palazzo Chigi, per riunire in un’intesa complessiva tutto il lavoro fatto finora tra parti sociali. Abbiamo tanto seminato e coltivato che adesso la raccolta diventa l’impegno minore».
Ha il timore di possibili blocchi dell’ultimo minuto da parte della Cgil?
«Quando è arrivato il momento, il raccolto si deve fare altrimenti il prodotto va a male. la semina è stata laboriosa, la coltivazione pure. Questo è il momento giusto per la raccolta. Negli ultimi dieci anni ci sono già state occasioni perdute, nel ’98 e nel 2004. Ora bisogna assolutamente concludere. Io spero che al momento della raccolta ci siano tutti, ma se qualcuno non si presenta noi non l’aspetteremo».