Lo sciopero del trotto tempesta in un bicchiere

Ernesto Cazzaniga*

Visto il crescente stato di agitazione del settore trotto, creato in maniera impropria, che aveva già causato la perdita di diversi convegni di corse (9), in un momento in cui l’Unire, nella persona del suo segretario generale Franco Panzironi, stava producendo un grande sforzo per la ricerca di nuove fonti di finanziamento - quali la seconda Tris giornaliera, il quartè ed il quintè, al fine di un risanamento del bilancio dell’Ente - su forte istanza del delegato campano degli allevatori, Raffaele Capasso e del rappresentante Anact per l’Unire, Pier Luigi D’Angelo, chi scrive si è fatto carico di un lungo e massacrante viaggio lunedì scorso fino a Napoli al fine di affrontare il cuore del problema che aveva generato questo stato di cose. Pur essendo mancata a Napoli una parte importante della rappresentanza dell’Unagt, devo dire di avere trovato un ambiente preparato e motivato, a cominciare dal rappresentante Unagt locale, Giuseppe Palomba, con il quale si è sviluppato un dialogo aperto e costruttivo, unitamente agli altri rappresentanti di categoria, il vice presidente dell’Anagt, Antonio Luongo, supportato dai professionisti Maisto, Esposito, Terracino e altri. Dopo avere ascoltato i motivi della protesta che, francamente, mi parevano sostanzialmente limitati e facilmente risolvibili con un franco e veloce confronto diretto tra le parti (così come si è successivamente verificato in sede Unire) mi sono personalmente adoperato perché ciò potesse accadere, ed il comunicato congiunto categorie-Unire mi pare abbia dato ragione a questa mia facile, anche se «faticata» previsione (1500 chilometri in un giorno). Nel comunicato si parla dell’invarianza del montepremi rispetto all’anno scorso, cosa che era di fatto statuita con l’avvenuta impostazione del bilancio preventivo Unire. Poi, la questione relativa alla concessione dei colori di scuderia, che a partire dal 2007 saranno rilasciati a persone giuridiche senza limitazione alcuna, di converso per le persone fisiche sarà richiesto un minimo di reddito fiscale. D’altra parte non si giustificherebbe come una persona possa mantenere cavalli senza alcun reddito. Naturalmente queste norme andranno calibrate e adattate alla realtà dell’ippica, senza che ciò possa costituire un vincolo all’esercizio di un’attività che pregiudichi il corretto sviluppo del settore. Se ne riparlerà il prossimo anno. L’istanza successiva riguardava un aggiornamento dei cosiddetti compensi Tris per guidatori, allenatori e proprietari. Una materia che, dopo l’azzeramento della vecchia normativa, aveva determinato tantissimi sprechi, per usare un benevolo eufemismo, ed era stata drasticamente sforbiciata, pertanto con soddisfazione delle parti è stata ricondotta ad equilibrio. L’ultima, la più spinosa e soprattutto di reale contenuto: la richiesta di un aumento della contribuzione Unire, alla Cassa pensioni dei lavoratori dell’ippica, sulla quale vi è stato certamente un impegno di buona volontà da parte dell’Ente, compatibilmente con le risorse del settore. In buona sostanza mi pare di potere sostenere che si è trattato più di una tempesta in un bicchiere d’acqua, che non di una serie di giuste e ragionevoli istanze da portare avanti con una dichiarazione di astensione dei partenti che, non dimentichiamolo, ha portato danni concreti, non solo ai guidatori, ma anche e soprattutto ai proprietari e agli allevatori. L’astensione dei partenti è un arma impropria e andrebbe usata con grande sensibilità, come non è stato certamente fatto in questo caso. Anche per non indebolire e vanificare una legittima forma di lotta, unicamente giustificata in presenza di gravissime motivazioni che possano pregiudicare la vita stessa del settore.
Più volte la politica dell’Anact è stata brutalmente attaccata, in particolare la mia persona, anche con maldestri tentativi di creare spaccature all’interno del mio consiglio, accusandomi di volta in volta di collateralismo verso l’Unire, nel migliore dei casi, o di contiguità verso l’Ente, nel peggiore, in sostanza per avere difeso l’attuale montepremi, in un’alternativa quasi certa di fare la fine dell’ippica tedesca. Cioè, finire in niente come quel famoso valzer.
* presidente Anact (Associazione nazionale allevatori cavallo trottatore)