La «Sciorba» nuota nel degrado ma i rom hanno l’ingresso gratis

Nell’impianto sportivo comunale sporcizia diffusa, armadi rotti, servizi carenti. E gli zingari spadroneggiano

Oligarchia alla Sciorba. E scatta la protesta. Da qualche anno l'impianto sportivo di Molassana è diventato a «gestione privata». Il 70% è nelle mani della società «SportinGenova» e l'altro 30 dell'Amiu. La dirigenza, però, è rimasta comunale, come peraltro i soldi che vengono usati per la gestione. Ma il rimpianto per la vecchia gestione è grande. Così, nell'occhio del ciclone, per prima cosa finiscono le attrezzature. Le lamentele più frequenti degli «atleti» della piscina sono che, con una struttura privata, tutto dovrebbe funzionare perfettamente. E invece, spesso si trovano pavimenti e docce sporche, armadietti rotti e quant'altro. Pericolosissimi anfratti nascosti «dove qualche maniaco - denuncia Domenico Morabito - vicepresidente targato An del Municipio IV Valbisagno - può trascinare qualche ragazzina e abusare di lei». Persone portatrici di handicap, inoltre, che viaggiano sulla carrozzella, lamentano poi un limitato spazio a bordo vasca per passare, a causa delle biciclette usate per lo spinning nell'acqua. «Andando poi a verificare - dice ancora Morabito - abbiamo scoperto che le società pagano l'affitto di quello spazio per poter “parcheggiare” le biciclette. Non si potrebbe affittare il bordo vasca - aggiunge - perché è uno spazio fruibile da tutti. Ci sarebbe un deposito in cui collocare le bike. Inoltre impediscono anche la pulizia. Quindi quella parte di piscina rimane sempre sporca e poco igienica». C'è chi parla addirittura di 1800 euro di affitto.
E ancora. «Ogni volta che arriviamo alla piscina - raccontano alcune mamme - c'è una novità». «Adesso - aggiungono - le tesserine che servono per fare le docce e asciugarsi i capelli non vengono più vendute alla cassa principale ma in uno dei due negozietti che vendono anche costumi e quant'altro». Prima, raccontano i ben informati, erano state date al bar. Ora a uno dei rivenditori di attrezzature sportive per la piscina. «Già non capiamo - dice Elisa Bordoni, una signora che frequenta giornalmente la Sciorba - perché debbano esserci due negozi che vendono la stessa merce e non c'è ad esempio un giornalaio, un tabacchino». Inoltre le mamme lamentano la mancanza di cartelli in cui si vieta di fare la doccia nudi a uomini e donne. «Non è bello - dicono- che i nostri bambini debbano lavarsi a livello dei genitali degli adulti. Ci sono degli esibizionisti - continuano - quindi se loro non ci arrivano dovrebbe essere il personale della piscina stesso a obbligare a fare la doccia con il costume».
E poi, ad un occhio attento come Mimmo Morabito, non è nemmeno sfuggito che molte persone by-passano la sicurezza ed entrano in piscina passando dai bagni degli handicappati. Soprattutto nei momenti di maggiore ressa. «Per non parlare degli zingari - denuncia Giuseppe Russo, consigliere del Gruppo Misto di via Molassana - siccome hanno la tessera gratuita del Comune per entrare nei diurni, hanno anche libero accesso ai bagni e alle docce della Sciorba. Nessuno li può fermare. Quindi, con loro in libertà, bisogna anche stare molto attenti ai furti». «Non ci spieghiamo invece come mai - dicono alcuni abitanti di via Merello - quando ci sono i sabati o le domeniche di gara, dietro alla Sciorba viene aperto il cancello e c'è una rivendita, tipo mercato, di costumi da bagno e roba da mangiare. Con i camper, proprio come davanti allo stadio quando ci sono le partite. Vorremmo sapere - tuonano gli abitanti - chi dà loro il permesso o se sono degli abusivi». A questa domanda, anche Mimmo Morabito cade dalle nuvole. Pare infatti che in circoscrizione non arrivino più le richieste di venditori ambulanti per le giornate di gara alla Sciorba. Quindi non si sa chi di a loro il permesso. «L'unica cosa che sappiamo - dicono Morabito e Russo - è che si debba rifare il pallone di copertura della piscina esterna». Che al Comune pare costerà sui 350mila euro. "E non è giusto - dicono i cittadini - se la gestione è privata non deve sempre essere il Comune a metterci le pezze. Se no perché avrebbe passato la mano del comando se poi alla fin paga sempre «Pantalone»?