Scippo Alitalia, pressing di Formigoni su Prodi

Sabrina Cottone

L’allarme Malpensa è sempre più alto e Roberto Formigoni chiede un incontro urgente al governo. Con una lettera al presidente del Consiglio, Romano Prodi, e al ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, il presidente della Regione insiste per aprire un dialogo su Alitalia e sulle conseguenze che le scelte future avranno sugli aeroporti lombardi. «Inaccettabile uno spostamento dei voli su Fiumicino» attacca il governatore, convinto che eventuali alleanze debbano tenere conto delle esigenze della Lombardia. E aggiunge: «Ci aspettiamo che la finanziaria stanzi i 375 milioni promessi per Malpensa». Sulla stessa linea il responsabile infrastrutture di Forza Italia, Maurizio Lupi, che ha presentato un’interrogazione parlamentare urgente: «Siamo sconcertati dall’attacco a Malpensa». Preoccupazione per il futuro di Alitalia arriva anche dal sindacato. «Le alleanze non devono andare contro i nostri interessi e prima occorre una grande cura ricostituente per Alitalia» dice Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl.
Dopo le anticipazioni del Giornale sul piano Basile (Maurizio Basile è l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma il cui nome circola come successore di Giancarlo Cimoli ai vertici di Alitalia), i timori di una riduzione dei voli o di uno spostamento su Fiumicino sono ancora più consistenti. «Balletti e rinvii non servono a nessuno, è necessario un confronto alla luce del sole» chiede Formigoni.
Il presidente della Regione non esclude alcuna ipotesi: «Chiudere e poi riaprire Alitalia è un’idea che circola, da prendere in seria considerazione. Presenta caratteri funzionali interessanti, naturalmente trovando soluzioni adeguate per i dipendenti». A preoccuparlo sono le scelte per il futuro, a partire dalle alleanze: «Se l’intesa con Air France vuol dire che voliamo tutti a Parigi, allora non va bene». Formigoni vedrebbe meglio un’alleanza con Klm e con l’aeroporto di Schiphol o con una compagnia statunitense, perché consentirebbe di sfruttare al meglio le potenzialità degli aeroporti.
C’è poi (o meglio a monte) la questione del successore di Cimoli: «La decisione spetta al governo, però vorrei sapere sulla base di quale programma i nuovi vertici verrebbero nominati». Ovvia la preoccupazione per il futuro dell’hub lombardo, dal momento che si pensa di ridurre i voli quando il problema semmai è l’opposto. Parlano da sé i dati sui biglietti venduti: «Tra il 67% e il 70% vengono acquistati da cittadini che abitano nelle regioni del Nord. C’è una domanda di voli più alta di quella che è l’offerta di Alitalia. Chiedo se Alitalia è in grado di servire adeguatamente questa domanda. Finora, purtroppo, la risposta è no».