Scivolone alla Camera: quei ventotto pasticcioni

Il governo battuto per un solo voto. Il ministro dell'Economia Tremonti era presente ma distratto. Come lui Bossi, Scajola ne altri 25 deputati

Il governo è andato sotto su un articolo di una legge di bilancio. Un vero pastic­cio, frutto di una somma di incidenti. Il ministro Tremonti, tanto per cambia­re, non era in aula al momento del voto, così pure Bossi, Scajola, Scilipoti e un’altra venti­na di onorevoli. Ognuno di loro ha un alibi di ferro. Giurano che la politica e le tensioni al­l’interno della maggioranza non c’entrano. Hanno pesato problemi personali e in alcuni casi corporali. Berlusconi ha assistito attoni­to alla scena e ha lasciato l’aula imprecando (anche se lui lo negherà). Ne ha ben donde. Ci mancava anche lo scivolone alla Camera per complicare le cose e alimentare di benzina la brace su cui si muove la maggioranza. Per sfangarla sarebbe bastato un voto in più, per esempio quello di Tremonti (la legge in que­stione è sua), che fisicamente era nei paraggi ma ancora una volta si è rifiutato, nella sua ar­roganza, di mischiarsi al popolo degli onore­voli peones che detesta e schifa.

L’incidente non avrà conseguenze prati­che. La legge sarà ritirata e riproposta, proba­bilmente con voto di fiducia, che è un po’ co­me mettere con le spalle al muro onorevoli pi­gri, distratti o fannulloni, molti dei quali si mo­b­ilitano solo quando c’è in ballo la loro poltro­na. Credo che l’istinto di Berlusconi sia di man­darli tutti a quel paese, così poi vediamo chi sa­rà in grado di camminare da solo. Il problema è che il presidente è molto paziente, a volte troppo. Ce l’ha nel dna la voglia e la forza di te­nere sempre tutti insieme, a costo di perdere ore in inutili vertici, di ascoltare l’inascoltabi­le, di prendersi palate di fango che dovrebbe­ro colpire ben altri. Anche ieri ci ha messo la faccia e chissà oggi quante gliene diranno su giornali e tv. Il risultato di tante rotture non è lo spettacolo indecente visto alla Camera, ma al­tro. Per esempio: ieri i titoli di Stato sono stati collocati per la prima volta da mesi con interes­si decenti (segno di fiducia), la borsa è ripresa a crescere (idem), la produzione industriale è cresciuta (come sopra). Insomma, nonostan­te l’assenteista Tremonti, il Paese tiene e dà sintomi di reazione.L’alternativa è sotto gli oc­chi di tutti: tasse, patrimoniale, aumento della spesa,come si evince dalle ricette dell’opposi­zione. Meglio tenersi quella che ieri è stata una armata Brancaleone e sperare che la pa­zienza di Berlusconi ci faccia andare avanti. Non dico proprio così, magari un po’ meglio.