Uno scivolone in casa: è morto mister Brivido

Scomparso Dave Freeman, l'autore del bestseller "Le 100 cose da fare prima di morire". A quota 50 aveva deciso: "Starò di più in famiglia"

Non s’è ancora ben capito se sia il Tempo a nascondersi dietro il Destino o viceversa. Comunque, i due compari, come il Gatto e la Volpe, trovano sempre il modo di fregarti. A turno, ti sorridono amichevoli, per conquistare la tua fiducia. «Vai tranquillo», dice il Tempo. «Sei sulla strada giusta», dice il Destino. E tu ti lasci convincere, prosegui il cammino. Ringalluzzito dalla loro benedizione, organizzi e pianifichi la tua vita: cultura, lavoro, famiglia, persino la salute. Poi, a un certo punto, ti manca la terra sotto i piedi, annaspi, cerchi di aggrapparti a qualcosa, un ciuffo d’erba, un’idea, ma precipiti. E nell’ultimo istante, se ne hai la forza, ti volti per chiedere aiuto al Gatto e alla Volpe. Però non li vedi più. Senti soltanto le loro risate sardoniche in lontananza. È finita.

Dave Freeman, con il Tempo e il Destino era decisamente in buoni rapporti. Gli hanno sorriso ininterrottamente dal 21 febbraio 1961 al 17 agosto scorso. Una volta, addirittura, lo presero in braccio, togliendolo dai guai. Erano le 9 di mattina dell’11 settembre 2001, Dave stava facendo colazione a casa sua, a New York, e, affacciandosi alla finestra, non vide un bello spettacolo: il primo aereo si era schiantato contro una delle Torri Gemelle. L’ultimo istante gli era passato molto vicino, questione di metri.

«Stiamo andando nel futuro. Vuoi proseguire? C’è sempre qualcosa di divertente per tutti». Freeman lo diceva spesso, ricorda suo padre. Era quasi diventato il suo motto, il marchio del suo ottimismo. Del resto, lui lavorava nella pubblicità, un campo dove l’ottimismo va via come il pane. Andò via come il pane anche il libro per cuori intrepidi che egli scrisse con l’amico Neil Teplica e che pubblicò nel 1999. Il titolo, fra l’imperativo e l’inquietante, era: 100 cose da fare prima di morire.

Non erano cose di tutti i giorni. Per esempio: un pellegrinaggio voodoo ad Haiti per sperimentare sulla propria pelle la magia nera; andare alla serata degli Oscar; correre inseguiti dai tori a Pamplona; partecipare a un festival di canti di lavoro folk nella Carolina del Nord; fare una gara di surf nudi in Australia... I suoi parenti adesso rivelano che Dave non ce l’ha fatta, a concludere il suo impegnativo programma. Spiegano che si è fermato a metà, più o meno. Quanto basta, tuttavia, per dire che se l’è spassata abbastanza.

Lo si capisce anche da questo passo programmatico della sua guida per tipi avventurosi: «La vita è un viaggio breve. Come puoi essere sicuro di riempirla con quanto di più divertente ci sia, visitando i più bei posti che esistono sulla Terra, prima di fare la valigia per l’ultimo viaggio?».

Ben detto, Dave. Non possiamo sapere fino a che punto abbiamo riempito la valigia, se continuiamo a infilarci dentro roba. Soltanto nel momento di chiuderla avremo il responso. Ma a quel punto non possiamo mica rifare tutto da capo, Sisifo qualcosa dovrà pur averci insegnato. Se, per esempio, ci siamo lanciati da una delle torri delle isole Vanuatu con una liana legata alle caviglie, non possiamo, in volo, chiedere al Tempo e al Destino di dare una rapida controllatina alla situazione. Ci affidiamo al loro buon cuore e magari anche a quello di Qualcuno che sta sopra di loro.

In fondo, «cosa fatta, capo ha», qualsiasi cosa sia e qualsiasi capo abbia. Perché per Dave il pericolo non era un mestiere, bensì un hobby. «Lui - ha detto una sua amica - non era soltanto uno che viveva alla grande. Era anche un antropologo culturale e un business strategist». Insomma, uno che lavorava in allegria.

Dopo la strage dell’11 settembre 2001, giunto «nel mezzo del cammin» del suo progetto a proposito delle 100 cose, il re del brivido aveva un po’ rivisto il piano dell’opera. Non un pentimento, ma una pausa di riflessione. Forse, toccata con mano la banalità del Male e i colpi che mena alla cieca, avrà pensato che anche a starsene seduto in ufficio, oggi, si rischia grosso. E allora, per stare più vicino alla famiglia si era trasferito in California, a Venice Beach, Los Angeles. E proprio lì, fra le rassicuranti pareti domestiche, magari sorprendendolo in ciabatte e in pieno relax, il Tempo e il Destino gli hanno fatto visita per l’ultima volta. Naturalmente sono entrati senza bussare. Non avevano il solito sorriso stampato sulle labbra, ma la faccia scura di chi porta cattive notizie. Un banale scivolone, la testa che picchia contro uno spigolo, l’ultimo istante che arriva, improvviso e come un fulmine a ciel sereno. Chissà se Dave ha potuto voltarsi per chiedere aiuto al Gatto e alla Volpe. Comunque, l’avventura era finita.

Con tutte quelle cose ancora da fare...