Sclerosi multipla: terapie precoci per prevenire questa malattia

«Stanno arrivando una serie di farmaci che non si assumono per via iniettiva ma per via orale. È una cura che non provoca fastidi. Si tratta della Cladribina, un farmaco che da poco ha concluso la sperimentazione. Adesso speriamo tutti che non ci deluda». È fiducioso il professor Giancarlo Comi, dell'Istituto di neurologia sperimentale Università Vita-Salute, Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. Lo studioso è intervenuto ad un simposio satellite, che si è tenuto nell'ambito del 38° congresso della Società italiana di neurologia, svoltosi a Napoli, intitolato: «Controversie in Sclerosi multipla: trattamento precoce», i pro e i contro di un trattamento tempestivo della patologia e la sua relazione con i danni neurologici e con la progressione della disabilità.
Con il professor Comi, che ha partecipato al simposio, organizzato da Merck Serono, anche il professore inglese George Ebers, della Clinical Neurology, dell’università di Oxford in Gran Bretagna.
Il professor Comi ha riferito che «negli ultimi 5 o 6 anni, ci sono state diverse sperimentazioni cliniche, mentre una quarta è in via di ultimazione: la Reflex». Gli studi hanno dimostrato che gli interferoni Beta 1 A diminuiscono del 50 per cento se usati all'esordio della malattia. «Il trattamento precoce, evita nuovi problemi», spiega Comi. Infatti, se si interviene dopo alcuni anni e, non alla insorgenza dei primi sintomi del male, diminuiscono solo del 33 per 100.
Proprio nei giorni scorsi, Merck Serono, una consociata di Merck KGaA, ha annunciato il completamento dell'arruolamento dei pazienti per lo Studio Reflex, concepito per valutare i benefici terapeutici di Rebif sull'intervallo di tempo che intercorre tra la manifestazione di un primo evento clinico, riconducibile alla sclerosi multipla e l'insorgere della malattia stessa.
Ebers ha invece sostenuto che non esiste «una base scientifica che dimostri l'opportunità di usare l'interferone nel trattamento precoce della sclerosi multipla», soprattutto, perché non esiste una significativa differenza in termini di livello di ricadute tra i due trattamenti, quello realizzato in una fase precoce e quello invece messo in atto in una fase successiva».
Sul farmaco della speranza, Merck Serono ha annunciato l'inizio dello studio di Fase III Oracle MS, per valutare gli effetti terapeutici della formulazione orale della Cladribina, nei pazienti a rischio di sviluppare la Sclerosi multipla. Lo studio valuterà la sicurezza e l'efficacia del doppio dosaggio di cladribina orale rispetto al placebo nel trattamento dei pazienti che hanno manifestato un primo evento clinico indicativo della Sclerosi multipla. Nel mondo sono circa 2 milioni e mezzo le persone affette da questa patologia, che in genere colpisce uomini e donne in età tra i 20 e i 40 anni. Una cura risolutiva della sclerosi non esiste ma, negli ultimi dieci anni questa malattia è diventata più gestibile.