Scocca l’ora dell’articolo 18Mario Monti: "Non è tabù"

<div>Sulla riforma del lavoro il premier avverte tutti: "Trattativa aperta, senza contrapposizioni ideologiche"</div>

Roma - Monti raddoppia l’Annunziata che dilata il suo In mezz’ora a un’ora piena, difende con i denti i suoi provvedimenti, mostra i muscoli sulla riforma del mercato del lavoro, perde le staffe di fronte alle critiche e attacca Il Giornale.

È un premier a tutto campo quello che va in scena su RaiTre, con tanto di video d’antan in cui denunciava i mali di oggi. 1991: «Il debito pubblico è troppo alto», diceva. E oggi lo ripete spiegando che serve «riformare il mercato del lavoro a vantaggio dei giovani» per «essere più competitivi». La partita inizia oggi con l’incontro con le parti sociali. «C’è un legame stretto tra le liberalizzazioni e quello che avvieremo adesso - assicura - l’Italia sta o non sta nel mercato internazionale per la sua capacità di collocare i suoi prodotti; e nel determinare il costo dei prodotti entrano tante cose, il lavoro in modo particolare». La parola d’ordine è pensare a chi verrà dopo di noi: «I prossimi obiettivi del governo sono una semplificazione della burocrazia, con una maggiore attenzione alle nuove generazioni», dice.

Lucia Annunziata cerca di strappargli di bocca una notizia ma il premier si blinda: «No, non dico, vedremo» e si lamenta delle «anticipazioni dei giornali». Siparietto: la Annunziata lo provoca e ghigna «Sta diventando come Berlusconi, che dava sempre la colpa ai giornali...». E il premier graffia: «Come vede sono seduto qui e con gioia», dice facendo riferimento a quando il Cavaliere, stizzito per la faziosità della conduttrice, abbandonò lo studio.

Uno dei nodi fondamentali è quello dell’articolo 18: «Lo toccherete? Ci sarà una mediazione?». Monti si morde la lingua: «Devo deluderla. Domani mattina inizieremo un negoziato serio e non le dico dove arriveremo». Tuttavia, dice, «Sono contrario ai tabù, da parte di entrambi gli schieramenti. Deve esserci una trattativa aperta, senza contrapposizioni ideologiche». Probabile quindi un compromesso, permettendo alle aziende di licenziare senza giusta causa per i primi tre anni.

Poi il premier difende le nuove norme sulla deregulation e le professioni: «Per anni è stato coltivato l’interesse delle singole categorie ma ciò ha dato vita a “gabbie” senza visione generale». La Annunziata prova a pungere: «Non è che sulle liberalizzazioni siete stati un po’ democristiani, rimandando alcuni “file”?». Monti si secca: «Respingo al mittente l’accusa di aver fatto un’operazione dilatoria». Sullo scorporo Snam Rete Gas e Eni c’è «una parziale posticipazione degli effetti del decreto perché si tratta di società che hanno i loro azionisti». E sulle ferrovie, «se ci facciamo prendere da un astratto senso liberalizzatore favoriamo le società ferroviarie straniere che entrano e operano sulle linee più ricche». Quindi protezionismo? Macché: «Non si può applicare un “colbertismo de noantri”, come lo avevo definito nel caso Parmalat... L’ideale è un mercato sempre più unico, in cui chi è più forte e riesce a penetrare lo fa, nel rispetto di regole comuni». Sulle agenzie di rating, che ci hanno spinto in serie B, sorvola: «Non sono certo perfette ma non mi piace criticare l’arbitro».

Poi le critiche: la Annunziata trasmette due video in cui un farmacista prima e un avvocato poi inchiodano Monti. Alle accuse del farmacista («Il problema del Pil non si risolve toccando le farmacie») Monti risponde: «Ha ragione; ma tutte le categorie devono essere incluse nello sforzo di modernizzazione». A quelle di un avvocato che lo critica di esser stato morbido con le banche, il premier replica piccato: «Non siamo servi dei poteri forti e delle banche - protesta - e sulla critica del conflitto di interessi, in Italia ci sono nebulose visceralfantasistiche. Qualora un mio ministro si trovasse in una posizione di conflitto di interessi sarei io il primo a chiedergli di dimettersi». Quindi difende l’ex banchiere Passera che «ha lasciato incarichi di prestigio per venire su una “barchetta” come questa» e poi rivela un’idiosincrasia per le critiche della stampa: Annunziata mostra il titolo del nostro Giornale, «Monti minaccia il Parlamento», chiedendo se metterà la fiducia al provvedimento sulle liberalizzazioni: «Io ho detto che il Parlamento è sovrano e mi dispiace che qualche giornale... Bisogna sperare che i lettori di certi giornali ne leggano anche qualche altro...».

Insomma, Monti vuole piacere a tutti, Carroccio incluso. Tanto che sulla Lega dice: «Non mi pronuncio ma ho seguito con simpatia, da lombardo, i passi iniziali della Lega e penso che molte delle cose che stiamo facendo rispondano alle loro istanze iniziali». Poi una battuta sulle sue foto apparse di recente sul settimanale Chi: «Un servizio fotografico fatto totalmente a mia insaputa». Ironia che non sempre porta bene.