Le scodellatrici «Con meno di 5oo euro non viviamo»

Ombretta ha 48 anni. Dal 2000 lavora per la Milano Ristorazione, in una mensa scolastica. È separata, ha due figli di 9 e 11 anni. Guadagna poco meno di 500 euro al mese. Non vive, sopravvive.
Da giugno a settembre non riceve neppure lo stipendio. Ma bollette e fame non vanno in vacanza. Perché non si trova un altro lavoro? «Non ci riesco - risponde lei -. Ai colloqui mi dicono sempre: “Sei troppo vecchia“. E così mi scartano».
Ecco perché lei è qui, davanti a Palazzo Marino, insieme a una cinquantina di colleghe. Fischietto in bocca, pentole e coperchi nelle mani: è la rivolta delle scodellatrici. Una protesta contenuta, ma chiassosa. Cosa non sta bene a Ombretta e le altre? Semplice, il salario troppo basso, i mesi estivi non pagati, il conteggio degli anni per maturare la pensione. A riunire le scodellatrici fuori dall’orario di lavoro in un pomeriggio piovoso ci hanno pensato Cgil, Cisl e Uil. Le stesse sigle sindacali che hanno raccolto circa mille firme da apporre in calce alla lettera inviata a sindaco, presidenti della Provincia e della Regione e tutti i parlamentari lombardi per rendere note alle istituzioni le motivazioni della manifestazione. «Le addette mensa non sono lavoratrici di serie B», è il succo della missiva, scritto in bella mostra sui 300 palloncini colorati. Un concetto che Giorgio Ortolani, rappresentante della Cgil, ribadisce senza troppi fronzoli: «È ora di passare dalle parole ai fatti. Avevamo già avuto un incontro il 2 luglio scorso con le istituzioni, ma da quella data non è stato fatto nulla di concreto. Si parla di ammortizzatori sociali per i lavoratori più deboli e allora cominciamo proprio da qui. Queste donne prendono dai 300 ai 500 euro al mese. A differenza del restante personale scolastico non vengono pagate nei mesi in cui le aule sono vuote e non ricevono nessun sussidio di disoccupazione. Infine per maturare 4 anni di pensione devono lavorare più di 5 anni. Proprio in questi giorni il consiglio regionale del Lazio ha votato a favore dello stipendio minimo da 530 euro per disoccupati e precari. Aspettiamo che anche qui in Lombardia si faccia qualcosa di simile».
Una situazione particolare è poi quella dei lavoratori extracomunitari, come Daoud Maisa. «Con questa paga noi stranieri abbiamo difficoltà a rinnovare il permesso di soggiorno, visto che ci vuole un reddito minimo di circa 7mila euro annui.