Scoffera, assassino in cura: «Ecco le prove della follia»

L’ordinanza del gip rivela i motivi per cui Panini è in ospedale

Piero Pizzillo

Non è ancora chiaro il movente della mattanza avvenuta verso le sette di giovedì mattina alla Scoffera, nella villa dell’imprenditore edile Giorgio Panini di 63 anni, trasformatosi improvvisamtenmte da uomo stimato da tutti, attivo, dedito al lavoro, in pluriassassino, per aver prima ucciso la moglie con un colpo di pistola 7,65 alla testa mentre dormiva, e aver poi scaricato altri due o tre colpi della stessa arma sul domestico cingalese Pradinpan Sivaganam di 28 annim, detto Bino, rincorso mentre cercava rifugio nella sua stanza e fulminato con due fucilate sparate quasi a bruciapelo. Alle 14 di ieri il pubblico ministero Silvio Franz ha affidato al medico legale Marco Salvi l’incarico di effettuare l’autopsia sui corpi delle due vittime. Dall’esame autoptico non dovrebbero emergere sostanziali novità, visto che è ormai chiara e ben definita la dinamica del duplice omicidio. Probabilmente i difensori nomineranno un loro consuente. Ma per gli avvocati Nicoletta Garaventa e Paolo Sommella non è questo il problema , bensì quello di far sottoporre l’imputato, reo confesso, a perizia psichiatrica. I legali potrebbero presentare una richiesta in tal senso al termine dell’interrogatorio di garanzia da parte del giudice Maria Teresa Rubini, che dovrà sentire l’indagato entro la mattinata di martedì. Non è escluso che siano gli stessi magistrati a decidere accertamenti sulle condizioni mentali dell’autore del duplice delitto.
Indubbiamente, quando giovedì mattina ha fatto il suo ingresso al nono piano di palazzo di giustizia dove ha sede la procura e dove si è costituito, Giorgio Panini era in stato di choc. Davanti al pm Franz, assistito dai difensori, ha raccontato tra le lacrime, ma in modo molto confuso quanto era accaduto. Il pm, al termine dell’interrogatorio, ha chiesto e ottenuto dal gip la misura «del ricovero provvisorio piantonato presso il servizio di psichiatria del Gallier», per esigenze cautelari, perchè vi è il pericolo che, una volta libero, possa commettere reati della stessa natura, mentre sussiste il rischio dell’inquinamento delle prove, in quanto la versione difensiva, anche se confessata, deve essere sottoposta a riscontri. Inoltre il giudice sostiene che dalle dichiarazioni dell’indagato, già in cura presso un terapeuta privato, emergono elementi tali da far pensare che si trovi in stato di infermità di mente totale o parziale. Il disagio mentale dell’uomo è evidenziato da quello che ha detto: «Soffrivo di insonnia, parlavo da solo o con un animale immaginario; facevo una voce diversa quando mi rispondevo; utilizzavo gli animali domestici per riprodurre le situazioni di tensione incontrate nei vari uffici». Pertanto, secondo il gip, bastano queste affermazioni per disporre in questa primissima fase processuale il ricovero nel reparto psichiatrico con piantonamento,per evitare la fuga, al posto della custodia in carcere. In attesa dell’intervento chiarificatore degli specialisti in psichiatria, si resta nel campo delle ipotesi per la ricerca di un probabile movente, che possa essere maturato nella mente dell’uomo, tenendo conto delle suddette condizioni. Da qualche parte si sostiene che le sofferenze della donna non erano tali (l’ex marito ha detto che aveva solo una forma di atrosi), da indurre Panini a una sorta di eutanasia. V’è chi dice che l’accanimento sul domestico può trovare spiegazione in una forma di gelosia ossessiva (comunque ingiustificata e priva di riscontri). Per il colonnello dei carabinieri Salvatore Graci, Panini ha ucciso in un raptus di follia.