Scola: «Il senso civico è necessario per uscire dalla crisi»

(...) e nella sua qualità morale una componente indispensabile». Propone un criterio di giudizio alla portata di chiunque: «Ogni agire non è pienamente retto se non tiene conto del bene comune».
Parla di politica, rinnova l’appello del Papa e della Cei a un impegno dei cattolici per il bene comune, approva i diversi tentativi di singoli e associazioni di metterlo in pratica: «Se promossi con il necessario realismo etico e politico, essi potranno dare un utile apporto al Paese». Una citazione rimanda a Zygmunt Bauman, alla «nostra società, che oggi per la sua instabilità e mutevolezza viene detta liquida».
Una Chiesa senza Cristo? La domanda è una delle provocazioni del discorso. «Cristiani della prima ora riconosciamo con umiltà che siamo in balìa della grave separazione, già denunciata da Paolo VI, tra fede e vita» dice il cardinale. E ancora: «Non vediamo le implicazioni dell’avvenimento di Gesù e dei misteri del cristianesimo».
Cita Benedetto XVI, che durante la visita a Venezia ha parlato della grave conseguenza di questo dualismo: «L’essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superficialmente, e negli aspetti piuttosto sociali e culturali, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non illumina il cammino dell’esistenza». Fino alla conclusione: «Se i cristiani non riconoscono e non vivono il nesso quotidiano tra fede e vita, la Chiesa rischia di apparire una Chiesa senza Gesù Cristo».