Scolarizzazione I conti non tornano

Sette i Villaggi della Solidarietà, altrettanti gli Enti gestori, che operano ventiquattro ore al giorno in convenzione con il Dipartimento V del Campidoglio e che, in attesa dei nuovi bandi di gestione, si sono visti prorogare dall’Ufficio nomadi del Dipartimento Politiche sociali del Comune di Roma (fino al 31 gennaio 2009) le convenzioni per la gestione dei servizi socio-assistenziali.
Fra le associazioni c’è chi gestisce una sola area (la cooperativa sociale «Impegno per la promozione», la Fi. Po. Da. Bi, l’associazione «Opera Nomadi», l’associazione «Isola verde» onlus) e chi ne gestisce due. È il caso del consorzio di cooperazione sociale «Alberto Bastiani», della cooperativa sociale «Bottega solidale» e dell’associazione «Arcisolidarietà Lazio» onlus. Presidiano i villaggi, sostengono la scolarizzazione, l’assistenza sanitaria e quella formativa, gestiscono gli spazi. Hanno un nucleo di lavoro che va dalle cinque unità dell’Opera nomadi ai 18 elementi dell’«Isola verde» onlus, associazione che nel pacchetto considera anche interventi di cura e piccola manutenzione ordinaria e il segretariato sociale. Sono oltre tremila gli abitanti delle aree. Secondo le associazioni che gestiscono il servizio, la percentuale della frequenza scolastica sarebbe alta, in alcuni casi raggiungebbe anche il 90 per cento degli iscritti: 164 bambini sono inseriti nella materna, 475 frequentano le elementari, 190 le medie e 29 le superiori. Ma l’assessorato alle Politiche sociali del Comune non ritiene veritiere queste cifre, al punto che ha già annunciato un cambio di rotta.
Nei campi si vive fra problemi di ordinaria quotidianità. Un paio di esempi? A via dei Gordiani si è dovuto ricorrere alla necessità di mettere il villaggio sotto sorveglianza per grossi problemi relativi allo spaccio e all’uso di sostanze stupefacenti e la situazione, seppur migliorata, necessita d’essere costantemente monitorata. E al camping Nomentano c’è la necessità di ottimizzare la situazione dal punto di vista logistico e bisogna ricercare la soluzione migliore per la fruizione delle utenze e dei servizi. E qui va ricordato che, a prescindere dai problemi legati alla convivenza degli abitanti stessi dei villaggi, c’è da aggiungere il malcontento di una gran parte dei romani, infastiditi da scelte urbanistiche che hanno letteralmente «tagliato» il verde a Roma. Per tacere poi delle ripercussioni economiche, visto che alcuni esperti di economia assicurano che ogni rom costa ai romani 250 euro al mese fra micro e macro tasse ed elemosine varie. Senza calcolare poi che i servizi di guardiania offerti dalle associazioni non sono stati sufficienti e si è dovuta chiedere la presenza costante del Corpo della Polizia municipale all’esterno e all’interno delle aree.
A conti fatti, una spesa di circa 6000 euro al mese per campo, 42mila euro per le sette aree. Qualcosa deve essere modificato. Qualche regola, soprattutto. «Chi sta nei campi sosta o in quelli nomadi deve pagare al Comune un pedaggio, una sorta di affitto con una cifra anche simbolica - ha dichiarato recentemente il sindaco Alemanno - e il piano che faremo con il prefetto prevede un intervento su tutti gli accampamenti abusivi e tollerati, per fare in modo che siano pochi e tutti fuori dal Gra. Spostarli significa anche guardare in faccia chi ci abita e vedere quali sono le brave persone e quali quelle che, dedite alla delinquenza, devono andar via».