La Scolastica torna in cattedra con Giacon

La lettura e l’interpretazione, l’esegesi e la traduzione, la spiegazione e la critica, la trascrizione e il commento. La glossa, l’indice, la sistemazione, il compendio, l’analisi, la parafrasi: non sono operazioni parassitarie né passive, aridamente ripetitive o «scolastiche». Compiute sul corpo vivo della tradizione del pensiero filosofico, ne costituiscono il cuore palpitante. Che la scuola sia, appunto, il luogo deputato a un simile laboratorio di conservazione e perpetuazione non è circostanza accidentale: visto che, dal tramonto del mondo antico, proprio la scolastica prolunga i suoi raggi almeno fino al crepuscolo dell’Occidente moderno. Dal VI secolo delle prime scuole - plebane, monastiche, cattedrali - allo zenit del XIII secolo - in cui le cattedre, occupate di Duns Scoto, Alberto Magno e Tommaso D’Aquino, si trasferirono dai monasteri alle università - alla stagione declinante che si attarda fino al secolo XIV. Ma anche oltre la fase «tarda» si prolunga la tradizione scolastica: rinnovata in forma di «Neoscolastica» dall’inizio dell’Ottocento italiano, austriaco spagnolo e tedesco. Che si parli, oltretutto, di una lunga sequenza di secoli nell’era cristiana, non è notazione meramente cronologica. Religioso è infatti il contesto della riproduzione del pensiero metafisico ed etico degli antichi, dei greci in particolare: Platone e Aristotele «redenti», salvati e perfezionati nella lettura dell’Aquinate. Religioso il contesto e lo spirito: e ciò depriva il gesto ermeneutico della sua fatale relatività, per conferirgli la connotazione forte di un’interpretazione che vuole affermare, difendere, divulgare un pensiero reso coerente con la Rivelazione divina. Non vi è, tra l’altro, in un arco temporale tanto ampio, alcuna interruzione che potesse minarne l’impianto: a sorreggerlo tra gli splendori di un non buio Medioevo e il maturo evo moderno si situa una cruciale tappa intermedia. La staffetta tra l’età di mezzo e l’età odierna è mantenuta in gara dalla «Seconda scolastica» tra i secoli XVI, XVII e XVIII. Il testimone passa per le mani di figure come Vitoria e Soto, Medina e Bañez, Toledo e Molina, Suarez e Mariana. Sono tutti spagnoli, e tutti gesuiti, tant’è che si parla anche di una «Scolastica spagnola». Definizione contestata dal suo massimo studioso, Carlo Giacon, che è italiano, gesuita, ma che i nomi dei grandi connazionali domenicani - il cardinale Tommaso de Vio da Gaeta e Francesco Silvestri da Ferrara - non trascura di ricordare, accanto al confratello Roberto Bellarmino. Studioso attivo negli anni del secondo dopoguerra, padre Giacon adempì la sua opera speculativa, interpretativa e divulgativa insegnando da professore Ordinario di Storia della filosofia all’Università di Messina nel 1951 e, poi, dal 1958 fino al termine della carriera accademica, all’Università di Padova. Fondatore della facoltà padovana di Magistero (oggi Scienze dell’Informazione), nel ’46 diede vita anche al Centro di studi filosofici di Gallarate - che riunì pensatori di orientamento spiritualistico e promosse opere di consultazione quali l’Enciclopedia Filosofica e l’annuale Bibliografia filosofica italiana, oltre a collane di prestigio dedicate a filosofi antichi, moderni e contemporanei -, nel '64 al Centro per ricerche di filosofia medioevale (ora intestato al suo nome) e, nel ’75, alla rivista di storia della filosofia medievale Medioevo. L’impresa più mirabile del grande storico è però la ricerca dedicata alla Seconda scolastica, ora riproposta da Nino Aragno Editore (tre volumi, prezzo complessivo di 180 euro). Giacon vi ripercorre per intero un lungo periodo della storia della filosofia, prima di allora (prima cioè della prima edizione, conclusa nel 1949) «mai fatto oggetto di uno studio di insieme». Doppio il proposito: ricucire, di quella scolastica, «i punti di contatto con il pensiero contemporaneo», in particolare etico e giuridico. E riportare in luce molti nei suoi aspetti originali e meno conosciuti: il «filone d’oro» metafisico e gnoseologico che, estratto dai giacimenti del pensiero antico, «ripulito da materiali grezzi e scorie inutili», continua ad arricchire la cultura moderna.