La scommessa? Accorciare la distanza tra lettori e libro

Oggi ci sono nuovi strumenti: il web, i festival, le fiere e gli eventi a tema

Non spetta a me dare un giudizio sulle pagine culturali, non sarei credibile, dato il mio mestiere. Inoltre rischierei, con una valutazione generale, la genericità. Le pagine culturali sono tutte cambiate negli ultimi dieci anni, anche - ma non solo - in forza dell’entrata sul mercato dei libri venduti in edicola, i cosiddetti collaterali, che hanno aperto spazi e hanno calamitato firme autorevoli. Ma è cambiato anche il mercato del libro e dunque il nostro lavoro. Anzi se c’è un principio che volentieri difendo è che il nostro lavoro deve e può essere duttile, che non esiste un modello consolidato. Ogni giorno siamo esposti a stimoli che, se non mettono in discussione la definizione degli obiettivi (sempre gli stessi: far conoscere autori e libri) agiscono invece sulle modalità per conseguirli. Un tempo (diciamo fino a dieci anni fa) il lavoro degli uffici stampa consisteva nel mandare i libri ai critici, cercare di ottenere la recensione della firma più autorevole del giornale, organizzare qualche presentazione, mandare il libro a qualche premio. La recensione era la molla promozionale più forte, quando non l’unica, insieme a pochi premi letterari.
È singolare come tutti questi aspetti siano vivissimi ma rappresentano, diciamo così, la riconoscibilità della scena. In realtà ci sono nuovi strumenti, che hanno funzioni e incidenza diverse. I più evidenti sono: a) il web. Il sito della casa editrice dà quotidianamente informazioni sui libri, che nessuna pagina culturale potrebbe ospitare, mette a disposizione dei lettori le recensioni, amplificando così l’effetto critico, mette in contatto l’autore con i suoi lettori, accorcia le distanze; il blog d’autore, in tal senso, si è rivelato uno strumento eccezionale, e non solo nel caso più clamoroso di Federico Moccia e dei suoi fan; e da ultimo il podcast, la possibilità di scaricare dal sito e di sentire quando si vuole e si può, come si fa con la musica, le letture e le interviste degli autori, le registrazioni degli incontri e delle presentazioni, perfino le omelie di Gennaro Matino, il prete napoletano autore di libri amatissimi e grande comunicatore. b) i festival letterari, i festival tematici, le fiere, le rassegne, gli eventi nei megastore hanno ottenuto spazio e visibilità. Ciascuna di queste manifestazioni ha caratteristiche, organizzazione, importanza proprie. Con la loro efficacia dobbiamo fare i conti. La promozione della lettura, l’animazione della vita culturale del Paese, l’esercizio della critica letteraria non sono i nostri compiti istituzionali.
Torniamo alle pagine culturali. Spesso si rischia di far confusione tra critica letteraria e informazione. Ad esempio si rischia di sottovalutare alcuni strumenti efficacissimi, quali le rubriche libri dei giornali femminili, i servizi di costume che prendono spunto da un libro, le citazioni in cronaca, la collaborazione con le case di produzione cinematografiche.
L’informazione non giudica ma produce la condizione del giudizio. Fra potenziali lettori e libro esiste, soprattutto nel nostro Paese, una distanza difficile da colmare: il nostro compito è, giorno per giorno, e ricominciando ogni volta, a ogni libro, accorciare questa distanza.
*Direzione Relazioni esterne e comunicazione - Giangiacomo Feltrinelli editore