La scommessa di Amoroso "Cerco il mondo col Milan"

Riccardo Signori

Ogni promessa è debito ed ora Marcio Amoroso è pronto a riscuotere. Quel giorno che ubriacò Abbiati con tre gol e fece sbarellare il Milan in coppa Uefa, aveva la maglia del Borussia Dortmund, giallo accecante per ogni tifoso rossonero. E Galliani, notoriamente amante del giallo, non si fece sfuggire l’occasione. Un giorno lo prenderemo al Milan, disse al manager del brasiliano. Ma poteva esere una battuta o soltanto un’idea: quel Milan se la passava con José Mari, Inzaghi, Simone in panca e Shevchenko pronto a riaccendere il motore. Quei tre gol (finì 4-0) misero il Milan fuori della coppa Uefa, nonostante il successo per 3-1 nel ritorno. E Amoroso, a suon di gol (fu capocannoniere del campionato: 18 reti) divenne il profeta nero rampante di quella squadra destinata a vincere lo scudetto tedesco e a perdere la finale di coppa Uefa contro il Feyenoord (dove giocava Tomasson), nonostante il nostro ci avesse messo becco con un gol.
Ma ieri, quando è sbarcato di primo mattino alla Malpensa, Amoroso ha respirato l’aria malsana nostra a pieni polmoni: come fosse tornato a casa. Eppure ha lasciato San Paolo, la terra sua, benché sia nato a Brasilia: tutto quanto fa saudade per un brasiliano. Lo ha raccontato subito: «Dell’Italia mi mancava tutto, avevo tanti amici, sono cresciuto qui come uomo e come calciatore e tornarci mi rende davvero felice». Amoroso è un ragazzo dagli occhi dolci e il cuore buono, che a Udine ha scoperto il bello della sua Italia (con Bierhoff era un gran giocare, fu capocannoniere, 21 gol, nel 1999), a Parma più sofferenza che felicità (11 reti in due stagioni e qualche infortunio di troppo). Ma il primogenito Giovanni Luca è nato a Udine, il secondo si chiama Matteo all’italiana, dunque quei cinque anni non sono passati come acqua sulla roccia. Arrivò in Friuli a 22 anni, se ne andò dall’Italia a 27, ci ritorna a 32, l’età della saggezza che avvia alla pensione calcistica. Sicuro che i gol arriveranno, le soddisfazioni pure, preoccupato solo dalle visite mediche. Prima le passo, poi parlo, ha detto ai giornalisti. Il fisico, più degli stopper, lo ha messo ko. Il resto è un gioco, anche segnar gol. In Italia Marcio è stato un artillero vero. «Artillero nei quattro angoli del mondo», così infatti l’interessato si presenta sul sito, con le bandiere della sua storia calcistica: Giappone quando cominciò nel Verdy Kawasaki, la squadra con la quale vinse il primo scudetto e che l’avrebbe voluto anche adesso, 14 anni dopo, per riempirlo di danari e qualche soddisfazione. Poi il Brasile, a cavallo tra Guarani e Flamengo, prima di tornarci questa estate nel San Paolo e spopolare a suon di gol e successi: dalla coppa Libertadores (4-0 all’Atletico Paranense e un gol suo) all’ultima coppa del mondo.
Amoroso è pronto ad esaudire tutti i desideri, anche quello di stare in panchina come quarta punta. «Per quanto giocherò, spero di cavarmela bene. E chissà mai? La Juve è lontana, ma nel calcio tutto è possibile: ci proveremo». È fermo da venti giorni, non ha la pancetta ma qualche giuntura arrugginita. Conta di rifarsi alla svelta. Ieri, fino a metà pomeriggio, l’artillero si è sottoposto a visite mediche e test, è passato da Milanello per salutare vecchie conoscenze e il clan dei brasiliani. Stamane il primo allenamento. Ieri in tarda sera doveva firmare il contratto. Giornata lunga, qualche servizio televisivo ha fatto affiorare dubbi fisici. Poi, ecco la frase di Adriano Galliani a scacciarli: «È abile e arruolato». Il Milan gli lascerà una settimana di tempo per mettersi alla pari con la squadra. Marcio, in questi ultimi sei mesi, ha spolverato di suo la forma e la fama. E gli è servito. «Negli ultimi anni ho vissuto momenti belli e brutti, sono felice di essere tornato in Italia in una grande squadra come il Milan. Credo sia stato determinante il mondiale per club, visto in tutto il mondo. Spero di giocarne un altro con il Milan».
Buona speranza come buona novella. Il brasiliano dev’essere un tipo ottimista: fra le speranze ha messo anche quella di trovare vetrina per conquistare un posto nel Brasile del mondiale. Tutt’altra musica rispetto a Vieri. Ad Amoroso bastano un milione 400mila euro e un posto in panchina, per sperare. O non ha capito niente o ha capito tutto.