La scommessa dei giochi: 60 miliardi di euro raccolti entro fine anno

Altro che crisi, altro che crescita attorno all’1%. Il settore dei giochi continua a macinare fatturato e utili. I dati di gennaio 2010 lasciano prevedere un nuovo record di raccolta su base annua, pari a circa 60 miliardi, nel 2009 furono 53,5. Si prevede quindi una crescita fra il 12 e il 15% con grande soddisfazione dell’Erario che incasserà una dozzina di miliardi a fine dicembre. Nel primo mese il movimento è stato di 5.224 milioni con un incremento del 15,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato che fu di 4.523 milioni. Al solito la leadership spetta agli apparecchi da intrattenimento con una raccolta di 2,5 miliardi, quasi la metà di quella globale. In soldoni gli italiani hanno investito oltre 80 milioni al giorno su queste macchinette: una cifra colossale. A distanza siderale tutti gli altri segmenti del mercato, comprese le Lotterie che, con 777 milioni, si classificano in seconda posizione e valgono il 14,9% della torta totale. Al terzo posto le scommesse sportive con 450 milioni, pari all’8,6%. Più indietro il Lotto (8,12%) e il SuperEnalotto (7,01%) che hanno introitato rispettivamente 424 e 366 milioni.
Il quadro rafforza la tesi secondo la quale i giocatori si moltiplicano nei momenti di difficoltà, alla ricerca di una vincita più o meno probabile, più o meno surrogata dalla competenza. L’appeal dei settore fa il resto con un’offerta di prodotti che non ha eguali nel resto del mondo. Che poi il gioco rientri nel nostro dna è cosa risaputa. Ma c’è una differenza sostanziale rispetto agli usi e costumi di qualche anno fa. La grande vincita piace, certo che piace, ma fino a un certo punto. Lo dicono i numeri. Il SuperEnalotto, per quanto in crescita con il suo straripante jackpot, non regge il passo né con gli apparecchi da intrattenimento (il rapporto è di 1 a 7) né con le scommesse sportive (oltre il 30% di meno). Del genere meglio poco che niente. Se vinci al SuperEnalotto cambi vita, negli altri casi ti regali al meglio una magica serata in un locale di lusso.
A proposito di scommesse, è interessante riportare il pensiero dell’avvocato Giulio Coraggio, relatore al World Gambing Briefing. Ad Agicos ha detto: «La fine del mercato unico dei giochi è molto vicina. La prossima adozione del modello italiano di licenze anche da parte di altri paesi, come Francia, Gran Bretagna e Irlanda, obbligherà gli operatori a ottenere una licenza in ogni Paese in cui vorranno offrire i loro giochi. I governi europei intendono sottoporre gli operatori stranieri alle imposte sui giochi locali. Del resto, la Gran Bretagna ha proposto l’adozione di un sistema di licenze solo dopo che gli operatori locali, quali ad esempio William Hill e Ladbrokes, hanno deciso di trasferire la sede del proprio business online a Gibilterra per sottrarsi alla tassazione inglese. La rinascita del mercato unico europeo dei giochi si avrà solo se e quando i legislatori europei introdurranno un sistema di licenze europeo sui giochi, ma a mio giudizio questo passo è ancora lontano». Aspettiamo.