Scommessa pagata, il consigliere scaccia i topi

Assieme ai nomadi, Silvia Ferretto ha ripulito la baraccopoli

Daniela Uva

La promessa era stata fatta mercoledì scorso durante una diretta televisiva. «Se ripulirete il campo di via Triboniano - aveva detto il consigliere regionale di An, Silvia Ferretto - io vi aiuterò a distribuire le trappole per eliminare i topi che infestano la zona». La sfida è stata raccolta dalla comunità rom che occupa l’area. E la signora Ferretto in persona si è presentata nella baraccopoli munita di guanti, 200 esche per topi, veleno e sacchi per la spazzatura.
«I responsabili del campo mi avevano accusata di parlare senza far nulla - racconta -. Io allora sono andata lì e ho assicurato loro che se avessero dimostrato buona volontà sarei intervenuta immediatamente». Detto fatto. L’immondizia sparsa fra le roulotte è stata in gran parte eliminata e accatastata nei contenitori ai margini del campo dove, tutte le notti, l’Amsa passa a raccoglierla. «È solo un primo passo - spiega la Ferretto -. La situazione è difficile, ma non si risolve con un altro sgombero. Occorre assicurare il rispetto della legalità e dei diritti dei bambini. Innanzi tutto, è necessario che l’obbligo scolastico sia garantito. Senza cultura è impossibile spezzare il circolo vizioso basato su ignoranza, povertà, sfruttamento e criminalità. In secondo luogo, bisogna individuare responsabili dei campi che assicurino il rispetto della legge e denuncino chi la viola».
In via Triboniano vivono più di mille persone. Per loro nessun servizio (ci sono solo dieci bagni, gli altri dieci sono guasti da sempre), nessuna assistenza (l’ambulanza chiamata a causa della crisi cardiaca di un abitante arriva solo dopo molte insistenze), nessuna forma di igiene. Solo montagne di spazzatura, bimbi scalzi fra i rifiuti, topi e un fetore che toglie il respiro. Eppure qui vivono persone con regolare permesso di soggiorno. Persone con un lavoro, addirittura piccoli imprenditori con cinque dipendenti.
«Siamo in troppi e non possiamo permetterci una casa - dice il capo della comunità prima di allontanarsi a bordo della sua Passat station wagon bianca-. Ma assicuro che da questo momento il campo non sarà più sporco come prima». Una speranza per gli altri abitanti della zona. «Questa è diventata la terra di nessuno - racconta un imprenditore -. Sono dieci anni che sopporto questa situazione: il cancello della mia azienda è la loro toilette, gli operai che lavoravano per me sono scappati. L’iniziativa del consigliere è comunque positiva, almeno cominceremo a eliminare i topi che attaccano persino il mio cane». La volontà di migliorare le cose c’è. Ma molto dipenderà dalla collaborazione della comunità. «Garantiremo aiuto e sostegno a chi rispetterà la legge - dice la Ferretto - ma anche severità per chi non è in regola. Presto arriverà anche una risposta da parte delle istituzioni». Per tutti, la soluzione migliore sarebbe quella di costruire campi più piccoli (gestirne uno con più di mille abitanti è cosa quasi impossibile), distribuendoli fra i diversi Comuni della provincia. «Ma prima di tutto - dice Ernesto Rossi, presidente di Opera Nomadi - è necessario cambiare la legge regionale che è ferma da troppi anni. Da parte sua, il Comune potrebbe intervenire assicurando che i nuclei familiari originari non siano più distrutti come avveniva in passato». Lo sperano anche i rom, stanchi di essere allontanati da mogli e figli privi dei regolari permessi di soggiorno. «Noi faremo del nostro meglio - assicurano - ma speriamo che le promesse siano mantenute».