La scommessa di Paolo Virzì: scegliere come invecchiare

Mirren e Sutherland scappano da figli e medici per godersi gli ultimi anni. Standing ovation in sala

Dal nostro inviato a Venezia

«Rispondi tu». «No prima tu». «Allora rispondo prima io?». «No io». «A questo punto mi sono dimenticato la domanda». «Io invece, vorrei sottolinearlo, la ricordo bene». Con questo siparietto, a uso e consumo del pubblico della conferenza stampa di presentazione di The Leisure Seeker, il cosiddetto primo film americano di Paolo Virzì (ma la produzione Indiana e Rai Cinema è italiana) presentato in concorso alla Mostra, i due strepitosi interpreti del film - Helen Mirren e Donald Sutherland - rimettono in scena un po' dei battibecchi dei loro due personaggi, Ella & John che sarà poi il titolo utilizzato per l'uscita in Italia il 26 gennaio. Perché The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio e glorioso camper con cui i due ora attempati coniugi andavano in vacanza con i bambini negli anni Settanta. Ora hanno deciso di lasciare da parte i consigli dei figli e le prescrizioni dei medici, per intraprendere un viaggio on the road che non è una fuga ma un progetto di ricerca di libertà molto personale.

Liberamente ispirato al libro di Michael Zadoorian e sceneggiato dal regista insieme a Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Stephen Amidon, Ella & John è un ritratto amaro e dolce allo stesso tempo di due persone che si sono amate tutta la vita con John che ha l'Alzheimer e alterna momenti di lucidità («Sono così felice quando torni da me», gli dice la moglie) a quelli di smemoratezza. Elle invece è fin troppo lucida anche se scopriamo che nasconde un corpo pieno di metastasi. La strada che percorrono è la Old Route 1 che finisce a Key West dove c'è la casa di Hemingway che John, professore di letteratura in pensione, non fa altro che citare insieme a Kipling, Joyce e Melville.
Molto simili seppur diversi, lui ha sempre votato il partito democratico mentre lei scopriamo che è stata reaganiana, i due viaggiano per l'America durante le presidenziali di Trump con il sottofondo musicale di Janis Joplin, Chet Baker, Chicago («Cercavo gli States non folkloristici - dice Virzì - un po' come se in Italia avessimo girato in quella Maremma fatta di strade scialbe tra Montalto di Castro e Tarquinia») fermandosi la notte nei campeggi dove proiettano le diapositive della loro vita.

Un'opera dolente e straziante sull'età dell'esistenza che più ci spaventa e che qui al festival è presente in vari film tra cui naturalmente Our Souls at Night con Jane Fonda e Robert Redford che però è molto più edulcorato della pellicola di Virzì in cui c'è un accenno di una meravigliosa scena di sesso («Ero un po' spaventata perché vengono messi a fuoco in modo così realistico i guai della vecchiaia», ha detto Helen Mirren) e alcune problematiche come l'incontinenza non vengono omesse: «In questo bisticcio affettuoso e continuo che ho messo in scena tra questi due grandissimi attori mi riconosco molto. Almeno in questa fase della mia vita mi tocca in particolare. Mi interessa provare a guardare la vita in maniera più adulta: conoscere di più il dolore, parlare della morte, essere paradossalmente più fragili. Ecco io sono stato in concorso a Venezia 20 anni fa con Ovosodo e ieri notte ero terrorizzato, non ho chiuso occhio». In mattinata gli applausi degli addetti ai lavori e le ovazioni alla conferenza stampa l'hanno calmato anche se subito dopo, nel pomeriggio, sono arrivate le recensioni negative dei periodici americani di settore più importanti al mondo come The Hollywood Reporter e Variety che l'hanno stroncato piuttosto violentemente. Peccato (ma in sala poi ha ricevuto dieci minuti di applausi con standing ovation convinta). La speranza è che la corsa agli Oscar per i due protagonisti non si fermi ancora prima di iniziare. Sony, che distribuisce il film già venduto in 92 paesi, aveva in mente l'uscita tecnica negli Stati Uniti a dicembre proprio in vista delle statuette. Ma forse l'errore sta nel considerare «americano» il film di Virzì che lo è solo per l'ambientazione mentre, se fosse stato girato in Italia, staremmo ancora a scrivere di commedia all'italiana di cui il regista è l'attuale maestro e i cui elementi tragicomici («Paolo Virzì è geniale e divertente ma in un modo sottile e complesso», ha detto Donald Sutherland) sono tutti presenti in Ella & John. L'America per gli italiani è un campo minato. Lo sa bene anche Sorrentino ignorato per il suo film «americano» This Must Be the Place e invece vincitore dell'Oscar con La grande bellezza

Commenti

beowulfagate

Lun, 04/09/2017 - 10:07

Così anche in America vedranno quanto fa schifo.