La scommessa su Chrysler sarà vinta tra due anni Ma attenzione ai colpi bassi

È il giorno dei conti Fiat, mai così attesi dai tempi in cui il Lingotto cominciava a dare i primi forti segnali di ripresa. Dal vertice del gruppo il mercato aspetta di conoscere, oltre ai dati di chiusura del 2008, soprattutto le previsioni del nuovo anno, cioè la portata degli interventi che l’ad Sergio Marchionne intende mettere in atto per rispondere nel modo più efficace e indolore alla crisi. È comunque sul debito e sull’erogazione del dividendo («c’è da chiedersi - dice un analista - se in una situazione del genere ha senso dare la cedola; meglio mettere fieno in cascina») che il mercato guarda. Mentre proprio in queste ore, secondo quanto risulta al Giornale, sarebbe in dirittura d’arrivo un mega finanziamento da 5 miliardi, i cui negoziati sono in corso con Unicredit.
D’altra parte il titolo Fiat resta sotto pressione, risentendo in particolare del minacciato declassamento del debito arrivato da Moody’s. In un mese le azioni di Torino hanno perso più dell’8%, arrivando a toccare, ieri, quota 4,45 euro nonostante il piccolo passo avanti dello 0,68 per cento. E nemmeno l’accordo con Chrysler è riuscito, dopo alcune impennate subito annullate, a ridare forza al titolo. «Non ci sono idee chiare sulla situazione reale - commenta un altro analista - mentre sull’operazione Usa prevale la tendenza della Borsa a guardare al breve termine. In proposito bisognerà vedere se la nuova offerta di Chrysler, basata sulle tecnologie italiane e su modelli differenti da quelli proposti finora, convincerà gli americani. Se le cose andranno per il verso giusto i ritorni per Fiat non mancheranno». Nelle sale operative, comunque, non si escludono sorprese positive. «A fine settembre - si osserva in una banca d’affari - il debito Fiat ammontava a 3,3 miliardi di euro. Intenzione di Torino era di chiudere l’anno a 1,5-2 miliardi. Già un debito di 2 miliardi, rispetto ai 2,5 del consensus degli analisti, sarebbe accolto positivamente».
Ieri, intanto, il Lingotto è intervenuto per smentire un articolo apparso sul Wall Street Journal secondo il quale l’acquisto del 35% di Chrysler, da parte della casa di Torino, dipenderebbe da un nuovo prestito del governo americano al gruppo del Michigan. L’operazione «non è assolutamente» legata al fatto che Chrysler riceva un prestito federale ulteriore di 3 miliardi di dollari - in aggiunta ai 4 già ricevuti lo scorso anno - ma dipende principalmente dall’approvazione del dipartimento del Tesoro americano. La decisione del Tesoro arriverà quando Chrysler il mese prossimo presenterà al governo il suo piano industriale. Il prestito di 3 miliardi sarebbe una «conseguenza» del piano e «riguarda unicamente Chrysler», ha aggiunto il portavoce. L’operazione, intanto, rischia di diventare un caso politico negli Stati Uniti. Il senatore repubblicano del Tennessee, Bob Corker, si chiede infatti «per quale ragione si debba infondere denaro pubblico nelle casse di una società quando i suoi due principali azionisti, Cerberus e ora Fiat, non aprono a loro volta il portafoglio. Il Tesoro, infatti, sta mettendo il fondo di private equity Cerberus nella posizione di poter vendere la sua quota nella società a un prezzo migliore».
E mentre l’Antitrust ha comminato a Fiat una multa di 180mila euro per «pratica commerciale scorretta», in riferimento ad alcuni spot televisivi e su Internet, ieri è stata annunciata altra cassa integrazione: coinvolti sono gli addetti dell’impianto torinese Powertrain di Iveco. In serata, chiusa la conference call sui conti, Marchionne farà il punto con i sindacati.