Scommessa Usa su Fiat: il fondo Capital diventa il secondo socio

Capital Research and Management, il gigante statunitense degli investimenti, ha portato la propria partecipazione in Fiat al 5,183% dal 2,025% dichiarato lo scorso aprile, diventando così il secondo azionista dopo la famiglia Agnelli, che detiene circa il 32,7% tramite la Giovanni Agnelli & c Sapaz.
Lo si è appreso da una comunicazione della Consob datata 6 novembre, in cui si precisa che la quota nel Lingotto è detenuta a titolo di gestione del risparmio.
Ma non è questo l’unico investimento azionario realizzato in Italia dalla società, primogenita del gruppo Capital - è stata fondata a Los Angeles nel 1931 da Jonathan Bell Lovelace - e molto attiva in Piazza Affari.
Capital Research and Management Company ha infatti partecipazioni nelle società quotate sul listino milanese (considerando quelle superiori al 2%) per un controvalore complessivo di oltre 1,83 miliardi di euro.
Tra i big dell’S&P/Mib attualmente la società americana detiene il 2,086% di Eni, il 2,071% di Finmeccanica, il 5,108% di Geox (in qualità di gestore, tra gli altri, del fondo Euro Pacific Growth Fund che detiene il 2,451%), e il 4,92% di Mediaset. Nel resto del listino la società di investimento ha invece il 5% di Astaldi (come gestore del fondo Smallcap World Fund), il 2,2% di Diasorin, il 7,997% di Mutuionline e il 2,174% di Permasteelisa.
La notizia non ha influito sul titolo Fiat, che a Piazza Affari ha chiuso invariato a 5,65 euro per azione. Nella giornata si era appreso fra l’altro che circa tremila lavoratori dello stabilimento Fiat di Belo Horizonte, in Brasile, saranno in ferie anticipate dal 17 al 26 novembre, anche in seguito al rallentamento della domanda di auto: le ferie infatti porteranno a un calo della produzione nel periodo in considerazione. Una notizia che, insieme alla comunicazione ai sindacati, l’altroieri, dei nuovi piani di cassa integrazione tra dicembre e gennaio negli stabilimenti di Mirafiori (Torino) e Pomigliano d’Arco (Napoli), conferma le difficoltà del mercato dell’auto, alle quali però il gruppo guidato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne, secondo gli analisti, mostra di essere pronto a reagire, adeguando la produzione alla domanda.
«Abbiamo recentemente promosso Fiat a “neutral“ - scrivono gli analisti di Merrill Lynch, in uno studio sul comparto auto europeo pubblicato ieri - dopo che la fiducia è crollata intorno alla società. Eppure Fiat non sta vivendo la situazione del 2002-2003 e il titolo quota a un prezzo decisamente basso: è ipervenduto».