Scommessa vinta su quei critici che ricordano una frase sola

Considerazioni a margine della discesa in Italia della scrittrice irlandese Catherine Dunne.
Ci avevamo scommesso ed è puntualmente successo. Cosa? La signora Dunne, autrice di tutto riguardo, che racconta storie di donne (ma non per questo la si può considerare solo una scrittrice al femminile), che vende centinaia di migliaia di copie (ma non per questo la si può derubricare solo come autrice di bestseller), che viene da un paese pieno di scrittori (ma non per questo la si può considerare solo un’amica personale di Roddy Doyle), per i giornali italiani sembra avere solo un merito: essere stata citata da Veronica Berlusconi nella sua famosa lettera pubblica dove chiedeva la scuse al presidenzial consorte per le “galanterie” rivolte ad altre signore. Mi devo considerare «la metà di niente?» si domandava la moglie del premier, usando il titolo del libro più fortunato della Dunne, dove una moglie viene abbandonata dal marito e si ritrova dalla condizione di «metà di una coppia» a quella di «metà di niente».
Eravamo sicuri che questa fosse l’esca giusta.
E infatti tutti le hanno dedicato grandi interviste e ampie recensioni, cosa che prima del fatidico gennaio 2007 non era successa.
Prima ogni nuovo libro della Dunne veniva accolto con molti trafiletti, qualche articolo più ampio sulle pagine dei femminili e poche illuminate manifestazioni di interesse (dico illuminate, perché è una scrittrice valida e vale la pena, a prescindere dai presidenziali apprezzamenti). Come da copione questo viaggio in Italia è circondato da grande interesse. Alla manifestazione letteraria Pordenonelegge la Dunne è stata acclamata da una folla entusiasta. I giornali l’hanno descritta come la scrittrice «portata alla ribalta della cronaca da Veronica Berlusconi». Come da copione.
Ci avevamo scommesso ed è puntualmente capitato: tutti hanno ricordato il fatto, come se essere arrivata «alla ribalta delle cronaca» sia una inconfondibile conferma della qualità letteraria e una rassicurazione delle bontà del prodotto che si sta vendendo (il nuovo libro della Dunne, Se stasera siamo qui, Guanda, che comunque è un ottimo libro da solo senza bisogno di essere avallato dalla «ribalta della cronaca»).
Questo per dire cosa? C’è qualcosa di male? No, niente moralismi né piagnistei. È una semplice constatazione. E una scommessa vinta. Niente di più.
caterina.soffici@ilgiornale.it