Scommesse, per Buffon altri 10mila euro di guai

L’eventuale giocata, anche fosse stata fatta su eventi Fifa o Uefa esteri, sarebbe stata vietata dai regolamenti

Massimo Malpica

Diecimila euro di troppo. La coincidenza allarma, e l’incastro è così preciso che per la Guardia di finanza il sospetto è lecito. «Il 16 gennaio 2006 Gianluigi Buffon, calciatore della Juventus e della Nazionale italiana di calcio, preleva 10mila euro in contanti. Lo stesso giorno il gestore di un internet point, Paolo Pellizzoni (destinatario di una perquisizione delle Fiamme gialle in quanto ritenuto uno dei presunti collettori delle scommesse, ndr) depositava sul proprio conto esattamente la stessa cifra». Una circostanza che se non rappresenta la «pistola fumante» di una nuova «puntata» sospetta del portiere, sembra rappresentare un «indizio inquietante» proprio alla luce delle dichiarazioni del portierone bianconero, che lo scorso 13 maggio, interrogato a Torino, oltre a dire di aver scommesso solo su campionati esteri, cavalli e tennis (quindi legalmente) ha anche precisato di aver chiuso col gioco dall’autunno del 2005, quando pure le puntate su eventi Uefa e Fifa esterni all’Italia sono state espressamente vietate dai regolamenti federali. Se l’ultima scommessa risale all’autunno 2005 - si chiedono le Fiamme gialle - come si giustifica questo passaggio di denaro il 16 gennaio 2006? Sulla base di questi e altri sviluppi investigativi, il numero uno azzurro dovrà lasciare il ritiro di Coverciano per essere nuovamente preso a verbale, ma stavolta dal magistrato di Parma, il pm Pietro Errede. L’interrogatorio è già stato fissato per oggi. Rispetto all’apparente incongruenza delle dichiarazioni di Buffon, la toga emiliana vuole fare luce su questo episodio che rappresenta, più che un punto oscuro, una vicenda complessa ancora tutta da ricostruire alle luce di nuovi sospetti su possibili giocate riferibili al campionato di serie A. Stando all’informativa della Guardia di finanza il «prelievo/versamento» emergerebbe dallo screening dei movimenti bancari del portiere, rinscontrati incrociandoli con i tabulati telefonici suoi e degli altri personaggi coinvolti in questa inchiesta. Nel documento viene tratteggiato il quadro complessivo dei flussi di denaro tra i calciatori coinvolti nel «giro», gli «allibratori» emiliani e alcuni portali di scommesse sportive sui cui conti confluivano cifre da capogiro. Rispetto a quanto accertato di recente dagli investigatori, i soldi «investiti» nell’aleatorio business da Buffon (che ammonterebbero a oltre un milione di euro) potrebbero esser finiti in conti all’estero a cui la Gdf, in mancanza di rogatoria, sta tentando di dare la caccia. Gli ultimi accertamenti avrebbero evidenziato un tortuoso flusso di denaro, attraverso operazioni di giroconto per trasferire le somme all’estero grazie a broker italiani di fiducia con «agganci» anche fuori dai confini nazionali. Soldi che emigrano e non tornano più.
L’ipotesi di reato su cui si lavora, com’è noto, è duplice: a Parma associazione per delinquere, a Torino «partecipazione a scommesse non autorizzate». La doppia inchiesta viaggia su binari paralleli e con frequenti scambi di informazione e materiale fra i due uffici giudiziari. Negli ultimi giorni si sono approfondite le fitte relazioni telefoniche tra i big del pallone e gli «allibratori» nei giorni delle partite finite sotto la lente. Tante, tra coppa Italia, campionato, Champions. E su alcune di queste gli inquirenti ritengono di aver già trovato riscontri grazie ai dati acquisiti.
L’asse privilegiato per le comunicazioni è sempre quello tra Buffon e il suo amico d’infanzia, e magazziniere della Parmalat, Alessandro Brignoli. Quest’ultimo ascoltato due giorni fa a Torino, insieme a Pellizzoni, come imputato di reato connesso dai pm Avenati Bassi e Gianoglio, e ieri di nuovo sotto torchio a Parma per due ore, nelle quali ha escluso la frode sportiva e negato scommesse su partite italiane. Setacciando i tabulati telefonici delle utenze riconducibili all’uomo e al portiere della nazionale, si è accertato che, tra il primo gennaio del 2005 e il sette febbraio di quest’anno, i due si sono scambiati un’infinità di chiamate e messaggini. Quasi settecento (667) le telefonate, «condite» da 780 sms, arrivate da Brignoli al numero uno della Juventus. Che a sua volta ha «risposto» all’amico con 150 chiamate e ben 1.095 brevi messaggi di testo. Un rapporto speciale e forse troppo intenso anche considerando l’amicizia di vecchia data fra Buffon e Brignoli. «In particolare - scrivono i finanzieri - si sottolinea il contatto costante tra Buffon e Brignoli», più intenso «in alcune partite della stagione scorsa, e in particolare sotto osservazione sono gli impegni sportivi tra il il primo agosto e il 30 settembre 2004». Si sapeva già che nella «finestra» aperta dagli inquirenti sull’inizio della scorsa stagione, gli incontri passati al microscopio erano due. Il primo è quello con gli svedesi del Djurgårdens a Torino, il 10 agosto, nel terzo turno dei preliminari di Champions league, finito con un sorprendente pareggio per 2-2. Il secondo è l’incontro, sempre a Torino, con il Palermo, giocato il 25 settembre e finito in parità (1-1) anche quello. Ebbene quel che emerge oggi è che nella prima occasione la Finanza ha riscontrato un inteso traffico tra Buffon e Brignoli. Il portiere quel giorno d’agosto spedisce 7 sms tra le 10,25 e le 15,05 all’amico. Nell’altra direzione viaggiano, tra le 13,02 e le 17,04, due chiamate e 8 messaggini. E sono addirittura cinque le telefonate che risultano in uscita dai tabulati del telefonino del numero uno bianconero il 25 settembre, tra le 12,46 e le 17,14, chiamate a cui Brignoli replica con 4 sms tra le 12,51 e le 17,46. Chiacchiere tra conoscenti o pianificazione di un «colpo grosso», con scommesse ingenti su risultati inattesi, e dunque quotati molto bene? La Finanza un’idea precisa ce l’ha già. Presto sapremo se avrà un seguito di un certo tipo.