Le scommesse «indagate» dei big dell’Udinese

Nel mirino dei Pm anche Iaquinta, Jankulowski e Di Michele. Coinvolte 43 persone

Paolo Marchi

Ci risiamo: l’ultimo «calcio scommesse» ha per protagonisti un edicolante di Udine e in sua scia altre 42 persone, tra le quali una dozzina di calciatori in attività e altri in pensione. Su tutti Di Michele, Iaquinta e Jankulovski, con Iaquinta in nazionale, chiamato dopo l’infortunio di Gilardino, e con il ceco appena passato al Milan.
Il fatto ruota attorno ad Armando Zamparo, già titolare cinque anni fa di un’agenzia scommesse che la magistratura giudicò irregolare al punto da sequestrarla, vicenda che si concluse con il suo proscioglimento. Adesso ci risiamo con le puntate, tanto che sono indagati in 43 presso la procura di Udine all’interno di un’inchiesta su quella che viene considerata una centrale di scommesse clandestine, un ricco boccone per la polizia tributaria della Guardia di finanza. Si parla di attività abusiva e di violazione della normativa antiriciclaggio. Zamparo, secondo il pm, una volta raccolte le scommesse, di qualsiasi natura, pure cavalli e levrieri, «anche sul Papa!», ha tuonato il legale del giornalaio, che prima versava l’ammontare su suoi conti correnti e poi piazzava le puntate su un sito inglese di bookmakers.
L’inchiesta è partita in autunno e non si è ancora fermata, ieri sono stati interrogati altri due dell’Udinese come persone informate dei fatti. Il singolare di tutto questo è che la stessa procura ha detto chiaro e tondo che non sono coinvolti né il club friulano né altri in giro per l’Italia perché nulla è riconducibile a frodi sportive o a calcio scommesse. Del resto i regolamenti federali sono chiari: ai giocatori è vietato puntare sui risultati del campionato italiano, se poi voglio rischiare soldi sul nome del nuovo papa o sulle corse ad Ascot cose loro. Resta però il danno d’immagine per l’Udinese, con Pozzo furibondo perché non sai mai dove possono arrivare simili vicende. Possono scendere le quotazioni dei suoi gioielli, può saltar fuori chissà cosa e magari chi vuole Di Michele e Iaquinta ora si sta chiedendo se non sia il caso di chiedere uno sconto o fissare una penale in caso di brutte sorprese. E via malignando. Gli schizzi di fango partono e non sempre ricadono a terra. E a ben poco serve che il legale dello Zamparo dica che «sono arrivati ai vip semplicemente guardando la rubrica telefonica del mio cliente, il che non prova nulla». Ci si sporca lo stesso.