Scommesse, sogni, passione La carica dei 150 finalisti in gara per il Reporter Day

Gli aspiranti reporter, fotografi e videomaker scelti hanno esposto i loro progetti alle commissioni

Giuseppe De Lorenzo

da Milano

S commessa. Sogno. Passione. E poi curiosità, verità e tenacia. Per raccontare il Reporter Day bisogna partire da qui. Dalle parole. Quelle che raccontano, spiegano e testimoniano il cuore di una giornata. Perché in fondo un giornalista questo deve fare: testimoniare, raccontare, spiegare. E negli occhi dei 150 finalisti del Reporter Day brilla la luce della speranza di chi desidera essere il cronista «in prima linea» del futuro.

È arrivata alle fasi conclusive l'iniziativa lanciata da Gli Occhi della Guerra e dal Giornale.it per selezionare giornalisti, fotografi e videomaker di talento «che, prima dei soldi, siano innamorati di questo mestiere». Quattro commissioni ieri hanno valutato le migliori proposte per selezionare i due vincitori a cui verranno finanziate le spese per realizzare i loro progetti.

Aspiranti reporter, ma non solo. Sotto la galleria Meravigli di Milano, nella sede del quotidiano voluto e fondato da Indro Montanelli, si intrecciano aspirazioni, desideri e speranze. Quelle dei 68 giornalisti, 59 fotografi e 36 videomaker che hanno deciso di scommettere sulle loro capacità. Il Reporter Day è fatto di storie. Le storie da raccontare nei reportage e quelle personali dei concorrenti. Basta passeggiare tra i presenti per scoprirne la ricchezza: ci sono i sognatori, i professionisti del settore, i giovani (e i meno giovani). C'è chi cerca di dare una svolta a una carriera in salita e chi vuole trasformare un hobby in qualcosa di più. Ci sono l'avvocato penalista e il medico in zone di conflitto. E poi il manovale, il regista affermato, i fratelli in competizione e la ragazza che senza volerlo ha sentito da vicino il rumore della guerra. Sabrina Sergi, 27enne, era ad Ankara nei giorni del tentato golpe contro Erdogan: «Vedere i carri armati sfilare e l'aviazione sganciare le bombe racconta - ha aperto una breccia nella strada della mia vita: ho capito che sono pronta ad affrontare scenari complessi per riportarli al lettore».

Il Reporter Day è anche la storia di Laura Loguercio, la candidata più giovane. Capelli mossi, grandi occhiali rotondi e gli studi in Filosofia. Con i suoi 21 anni si sente «pronta» a scalzare chi sulla carta (d'identità) dovrebbe avere più chance di lei. «Alla fine conta l'esperienza e anche alla mia età si può comunque avere un discreto bagaglio di competenza», dice con aria di sfida. Alida Vanni, invece, nello zaino porta la macchina fotografica che l'ha accompagnata in giro per l'Africa. Subito dopo il colloquio non riesce a nascondere la sensazione di «fresca meraviglia» che l'ha convinta «ancor di più che questo mestiere si può fare». Basta volerlo.

Inutile nascondere, però, che quella del reporter non è una sfida semplice. Lo sa bene Andrea Spina, 33 anni: dopo aver vissuto un mese con i migranti asserragliati nel campo profughi di Idomeni, al confine tra la Grecia e la Macedonia, ha provato il «rammarico» di non aver visto il suo lavoro pubblicato per intero. «L'iniziativa degli Occhi della Guerra dice sorridente è un segno di speranza nel nostro mondo e sprona tutti noi a non mollare». Ed è questo il punto fondamentale: la speranza. «Finché ci saranno ragazzi disposti a fare centinaia di chilometri pur di fare questo mestiere sottolinea Andrea Pontini, amministratore delegato del Giornale.it potremo dire che il giornalismo non è in crisi. Il Giornale ha aperto le sue porte e lettori e reporter ne sono stati entusiasti».

In molti hanno sgranato gli occhi quando ad aprile hanno scoperto il contest. E invece il Reporter Day non solo è realtà, ma in poche ore è capace di portarti in ogni angolo del pianeta. Un luogo in tutti i luoghi. Dal Pakistan alla Nigeria, da Ventimiglia alla Sicilia: le città natali degli aspiranti reporter e i posti dove vorrebbero andare. I candidati sono in maggioranza italiani, ma rappresentanze arrivano da Danimarca, India, Turchia, Iran, Israele, Stati Uniti, Spagna, Algeria, Tunisia. Qualcuno di loro ha dovuto sostenere il colloquio in video-conferenza. La vita di Chiara Clausi, 35 anni, riassume un po' questo giro del mondo: nata in Calabria, cresciuta a Roma, da qualche anno vive a Beirut. «Gli Occhi della Guerra dice permettono al giornalismo di approfondire e offrire qualcosa in più al lettore: non potevo mancare all'appuntamento».

Schopenhauer diceva che «le persone comuni mirano soltanto a passare il tempo. Chi ne ha un po' a utilizzarlo». E tutti i 600 partecipanti che hanno compilato l'iscrizione al Reporter Day, in fondo, hanno provato a sfruttare al meglio quello che Il Giornale ha messo loro di fronte. Anche Pierfrancesco Citriniti la considera «un modo per arricchirsi», lui che è già noto al grande pubblico per i suo lavori a Gazebo. «Ho visto che c'era questa iniziativa e mi ci sono buttato spiega -. L'idea di sottopormi al giudizio di altri colleghi mi entusiasmava». E così è stato. I candidati si sono trovati di fronte commissioni di tutto rispetto: fotografi professionisti, reporter affermati e giornalisti esperti come Ivo Saglietti, Fausto Biloslavo e Marco Maisano (solo per citarne alcuni). «Abbiamo valutato il progetto presentato e i lavori già realizzati nel passato - spiega il fotografo Marco Gualazzini - ma soprattutto cerchiamo la scintilla. Una fiamma negli occhi che ci faccia capire che abbiamo davanti una persona tagliata per questo lavoro». È come se fosse un primo passaggio di consegne. «Molte idee sono estremamente interessanti sorride Andrea Indini, caporedattore del Giornale.it anche quelle di chi è solo alle prime armi».

I numeri del Reporter Day non si discutono: oltre 600 concorrenti, 150 finalisti e proposte che affrontano i temi più disparati, dall'immigrazione alla povertà, passando per la guerra e l'ambiente. Un successo. «Siamo stanchi ma felici», commenta Laura Lesevre, project manager degli Occhi. «I partecipanti usciti dai colloqui erano contenti e questo per noi è motivo di orgoglio». Dalle 16 di oggi, alla fabbrica del Vapore di via Bettini, ci sarà la cerimonia di chiusura che incoronerà i vincitori. Il Reporter Day è però un progetto che guarda già al futuro e che non muore in una manciata di giorni. Perché la passione del giornalista e le storie da raccontare non finiscono. Sono immortali.