Scommesse, le telefonate e i bonifici di Buffon

I pm ricostruiscono l’intreccio tra la società e gli arbitri

Gianluigi Nuzzi

nostro inviato a Torino

È il portiere della Nazionale e della Juventus Gianluigi Buffon il giocatore maggiormente coinvolto nell’inchiesta sulle scommesse sportive su cui sono al lavoro le Procura di Parma e di Torino. Buffon non è indagato ma al vaglio degli inquirenti vi sono decine di bonifici disposti dal portiere a favore di alcuni scommettitori emiliani, indagati ora dai Pm Pietro Errede di Parma e Giancarlo Avenati Bassi di Torino. La cifra «investita» dal fuoriclasse bianconero supererebbe i due milioni di euro. Secondo quando ricostruito dagli investigatori, gran parte del denaro veniva accreditata dal portiere sui conti di un archivista della Parmalat, amico del calciatore, quindi da quest’ultimo trasferita con assegni o bonifici ad altri soggetti. Erano loro poi che scommettevano direttamente su eventi sportivi. Da quanto finora ricostruito le scommesse sarebbero state numerosissime.
L’apparente incompatibilità tra la busta paga del dipendente Parmalat, circa 2000 euro al mese, e la movimentazione dei suoi conti correnti ha fatto alzare le antenne degli esperti alla divisione anti riciclaggio dell’Ufficio italiano cambi. Che hanno predisposto un dossier con indagini, testimonianze e verifiche bancarie su diversi istituti di credito. In un secondo tempo è stata informata la Guardia di finanza e la procura di Torino. Da quanto trapela, l’archivista raccoglieva i denari per poi girare le somme ad alcuni «soci» oggi indagati per scommesse clandestine e associazione per delinquere: tutte persone che avevano precedenti di polizia per gioco non autorizzato. La Guardia di Finanza avrebbe anche individuato bonifici disposti da altre tre giocatori juventini (il portiere Antonio Chimenti, Enzo Maresca e Mark Iuliano) per somme meno rilevanti, in tutto circa 500mila euro.
Ma la ricostruzione, anche finanziaria, della vicenda è ancora all’inizio e il riserbo degli investigatori è pressoché totale. Non è ad esempio chiaro su quali competizioni sportive si concentrassero le scommesse. Gli inquirenti hanno però notato che con l’approssimarsi di certe partite di calcio, i contatti telefonici tra scommettitori e calciatori si intensificavano.
In Procura hanno messo a fuoco in particolare il traffico telefonico tra l’archivista che raccoglieva il denaro e Buffon alla vigilia di incontri di calcio sia di campionato sia di Champions League. Nell’agosto del 2004, ad esempio, prima e dopo l’incontro tra il club bianconero e gli svedesi del Djurgarden, giocato al Delle Alpi e concluso sul 2 a 2, Buffon e l’archivista si scambiarono più di una trentina tra telefonate e sms. Nelle ore precedenti l’incontro i due si inviarono messaggi quasi ogni mezz’ora. Altra partita «interessante» quella di campionato tra la Juve e il Palermo del 25 settembre 2004, conclusa anche questa con un pareggio: 1 a 1. In questo caso in poche ore, prima dell’incontro, Buffon e l’archivista ebbero una decina di contatti tra sms e telefonate.
È bene ricordare comunque che né a Parma, né a Torino i magistrati hanno ritenuto di dover iscrivere nel registro degli indagati i nomi dei calciatori ma solo quello dell’archivista e dei presunti scommettitori. Prima gli inquirenti vogliono capire fino a che punto gli juventini erano consapevoli dell’ esatta destinazione delle somme di denaro. Resta da accertare anche su quali eventi sportivi venivano effettuate le scommesse ritenute dagli inquirenti comunque illecite, perchè raccolte senza autorizzazione.
In queste ultime settimane in Procura si sono concentrati soprattutto sul fronte finanziario, cercando di avere la fotografia esatta dei tre passaggi di denaro. Il primo è appunto quello tra i calciatori e chi raccoglieva le somme, poi tra questi insospettabili e i presunti scommettitori, infine tra chi puntava e il mondo del gioco. L’obiettivo infatti è individuare con precisione il percorso delle scommesse e dei soldi investiti. Non è ancora chiaro se le puntate avvenivano solo in Italia o se venivano effettuate anche all’estero. Da alcuni indizi, infatti, sembra che i broker operassero anche in altri Paesi dell’Unione europea. Se ciò fosse confermato dovrebbero essere attivate indagini per rogatoria in quei Paesi.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it